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Speciale RD Congo

Sudafrica, inchiesta ufficiale sulla missione militare fallita in Rd Congo

Il Sudafrica avvia un'inchiesta sulla missione militare in Congo dopo la morte di 14 soldati, tra accuse di fallimento operativo e interessi privati sospetti.

Il governo del Sudafrica ha annunciato l’apertura di un’inchiesta ufficiale sulla controversa missione militare in Repubblica Democratica del Congo (RDC), che ha visto la morte di 14 soldati sudafricani. La missione, condotta nel quadro della Southern African Development Community Mission in the DRC (SAMIDRC), aveva l’obiettivo di contrastare i ribelli del gruppo M23, attivi nelle aree di Goma e Sake. Tuttavia, il bilancio dell’operazione si è rivelato drammatico: oltre ai 14 sudafricani, sono morti anche due soldati tanzaniani e due malawiani, mentre decine di altri sono rimasti feriti. Alcuni militari sudafricani sono stati persino presi prigionieri per circa tre mesi.

Il vice ministro della Difesa, Bantu Holomisa, ha comunicato la decisione davanti al Comitato congiunto permanente della Difesa del Parlamento, sostituendo la ministra Angie Motshekga, attualmente in Russia. Holomisa ha sottolineato che è troppo presto per valutare il successo o il fallimento della missione, anche perché l’operazione non è stata condotta dal Sudafrica in solitaria, ma sotto l’egida della SADC (Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe). Nonostante ciò, i membri del comitato hanno espresso forte insoddisfazione per le scarse informazioni ricevute, accusando i vertici dell’esercito sudafricano (SANDF) di mancanza di trasparenza.

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La missione SAMIDRC, iniziata nel dicembre 2023, è stata fin dall’inizio oggetto di critiche per la scarsa preparazione delle truppe e per l’inadeguatezza dell’equipaggiamento in un contesto bellico estremamente complesso. Il Sudafrica ha speso oltre 1,6 miliardi di rand (circa 88 milioni di dollari) per l’operazione. Di fronte alla pressione crescente dell’opinione pubblica e del Parlamento, la missione è stata ufficialmente conclusa nel marzo 2025, aprendo la strada a tentativi diplomatici per risolvere il conflitto tra i ribelli e il governo del presidente Félix Tshisekedi.

Il ritiro dei soldati sudafricani è attualmente in corso, con uomini e mezzi che stanno lasciando il territorio congolese passando per il Ruanda. Tuttavia, le polemiche non si placano: diversi osservatori accusano il governo di aver esposto i soldati a rischi evitabili, forse per interessi privati più che per autentiche esigenze di sicurezza nazionale.

In parallelo, l’attivista zimbabwano Rutendo Matinyarare ha chiesto che l’inchiesta ampli il suo campo di indagine, includendo le radici storiche del conflitto. Nel suo recente documentario, Matinyarare sostiene che tra le cause della violenza vi siano discriminazioni e persecuzioni nei confronti delle comunità di lingua kinyarwanda, alcune delle quali si sarebbero ribellate per rivendicare i propri diritti.

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