Una sentenza destinata a incidere profondamente sul dibattito sudafricano sul diritto alla casa e sulla giustizia territoriale segna un nuovo capitolo nel difficile percorso di superamento dell’eredità dell’apartheid. La Corte costituzionale del Sudafrica ha dichiarato illegittima la vendita del sito di Tafelberg, nell’area di Sea Point, a Città del Capo, ritenendo che le autorità provinciali del Capo Occidentale e l’amministrazione cittadina non abbiano rispettato i propri obblighi costituzionali.
Al centro della controversia vi è un terreno pubblico situato in una delle zone più centrali e ricercate della città. Da anni associazioni e organizzazioni per il diritto all’abitare sostenevano che quell’area avrebbe dovuto essere destinata alla realizzazione di alloggi accessibili, anziché essere ceduta per altri scopi. Dopo oltre dieci anni di battaglia giudiziaria, la Corte ha accolto questa impostazione, affermando che lo Stato non può limitarsi a costruire abitazioni popolari nelle periferie, lasciando inalterata la storica separazione spaziale prodotta dal regime dell’apartheid.
Secondo i giudici, il governo provinciale non ha elaborato una strategia coerente per favorire la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili nelle aree urbane meglio servite da infrastrutture, trasporti e servizi. Continuare a concentrare l’edilizia sociale ai margini della città significa, di fatto, perpetuare gli stessi modelli di esclusione territoriale che la Costituzione sudafricana impone invece di correggere.
La sentenza riconosce quindi che il diritto alla casa non riguarda soltanto la disponibilità di un’abitazione, ma anche la possibilità di accedere a quartieri dotati di opportunità economiche, servizi pubblici e qualità della vita. Per questo motivo la Corte ha ordinato al governo del Capo Occidentale di riferire sulle misure che intende adottare per adempiere ai propri obblighi costituzionali in materia di edilizia abitativa.
Il caso Tafelberg rappresenta un precedente di grande rilievo nella giurisprudenza sudafricana. La decisione rafforza l’idea che la trasformazione delle città costituisca una componente essenziale della giustizia sociale e che le politiche urbanistiche debbano contribuire concretamente a ridurre le profonde disuguaglianze ereditate dal passato. A più di trent’anni dalla fine dell’apartheid, la distribuzione dello spazio urbano continua infatti a riflettere, in larga misura, le fratture storiche del Paese, rendendo il diritto alla città una delle questioni centrali della democrazia sudafricana.


