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Crisi

Sudafrica, l’esercito nelle township di Cape Town: violenza persistente nonostante il dispiegamento di truppe

In Sudafrica l’esercito è stato dispiegato nelle township del Cape Flats a Cape Town, ma le uccisioni continuano nonostante la presenza di oltre 2.200 soldati.

Nel cuore urbano e turistico di Cape Town, a pochi chilometri dai circuiti del turismo internazionale e dalle celebri winelands, si estende il Cape Flats, una vasta area periferica che continua a rappresentare uno dei principali epicentri della violenza in Sudafrica. Qui, a quasi cinquanta giorni dall’avvio dell’operazione militare decisa dal presidente Cyril Ramaphosa, le uccisioni non si arrestano.

L’ingresso di oltre 2.200 soldati nelle township segnate dal controllo delle gang non ha finora prodotto l’effetto deterrente sperato. Nelle ultime ore, due uomini sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco nel quartiere di Hanover Park, mentre un altro giovane è rimasto ferito in un attacco separato a Mitchells Plain. Episodi che confermano come la violenza resti quotidiana, diffusa e imprevedibile.

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Il Cape Flats è da anni teatro di conflitti tra bande rivali, alimentati da dinamiche di controllo territoriale, traffico di droga e logiche di vendetta. Le sparatorie avvengono a qualsiasi ora, spesso in prossimità di scuole o durante gli spostamenti quotidiani dei residenti. “Non dormo la notte, ho paura per i miei figli”, racconta una donna anziana, sintetizzando uno stato d’ansia diffuso che la presenza militare non riesce a dissolvere.

Alcuni abitanti riconoscono tuttavia un effetto simbolico e temporaneamente dissuasivo: la sola presenza dei soldati, armati e visibili nelle strade, costringe i gruppi criminali a una momentanea ritirata. Ma si tratta di un equilibrio fragile, che non incide sulle cause strutturali della violenza.

Il contesto nazionale aggrava il quadro. Il Sudafrica registra uno dei più alti tassi di omicidi al mondo al di fuori di contesti di guerra, con circa 60 uccisioni al giorno. Nell’agosto scorso, proprio nel Cape Flats, si sono contati 59 omicidi in una sola settimana, segnando uno dei picchi più drammatici degli ultimi anni.

L’operazione militare, denominata “Operation Prosper”, è prevista per una durata di un anno e coinvolge cinque province, tra cui Gauteng, cuore economico del paese. L’obiettivo dichiarato è sostenere una forza di polizia ormai sovraccarica, non solo nel contrasto alle gang ma anche contro fenomeni come l’estrazione mineraria illegale.

Non è la prima volta che il Sudafrica ricorre all’impiego dell’esercito in contesti interni. Negli ultimi anni, i militari sono stati mobilitati per far rispettare le restrizioni durante la pandemia di COVID-19, per contenere le violenze seguite all’arresto dell’ex presidente Jacob Zuma nel 2021 e per affrontare crisi legate alla sicurezza dei trasporti nel 2023. Già nel 2019, circa 1.300 soldati erano stati inviati nel Cape Flats con risultati limitati e temporanei.

Il ritorno dell’esercito nelle township evidenzia dunque una tensione irrisolta tra risposta emergenziale e incapacità di affrontare le radici profonde della violenza urbana: disuguaglianze storiche, marginalità socioeconomica e fragilità istituzionale. In questo scenario, la sicurezza resta una promessa incompiuta, mentre la quotidianità degli abitanti continua a essere scandita dall’incertezza e dalla paura.

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