In Sudafrica è scoppiata una polemica tra il partito ActionSA e la South African Human Rights Commission (SAHRC) a causa della questione dell’accesso alle cure sanitarie da parte dei migranti senza documenti. La controversia è nata dopo che la SAHRC ha ribadito, attraverso un comunicato ufficiale, che il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione a tutte le persone presenti sul territorio sudafricano, indipendentemente dal loro status giuridico. Questo include cittadini, rifugiati, richiedenti asilo, migranti documentati e non, apolidi, bambini e popolazioni vulnerabili.
ActionSA ha duramente criticato questa posizione. Secondo il capogruppo parlamentare del partito, Lerato Ngobeni, l’accesso illimitato ai servizi sanitari da parte di migranti irregolari grava in modo insostenibile sul sistema sanitario pubblico, mettendo a rischio la salute dei cittadini sudafricani. Ngobeni ha denunciato casi come quello di una clinica di Johannesburg, dove il 70% dei pazienti sarebbe composto da stranieri, e ha proposto modifiche costituzionali per limitare l’accesso alle cure ai soli cittadini regolari.
La SAHRC, però, ha risposto sottolineando che negare cure sanitarie per motivi di nazionalità o status legale è illegale, contrario all’etica e in violazione delle leggi sudafricane e degli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Ha inoltre messo in guardia contro episodi di rifiuto delle cure e azioni di vigilantes, ribadendo che solo il Dipartimento degli Affari Interni ha il potere di intervenire sulla presenza di persone senza documenti.
Pur riconoscendo le difficoltà del sistema sanitario, come la carenza di personale e di posti letto, la Commissione ha invitato i professionisti della salute a rispettare i principi costituzionali e a trattare ogni paziente con umanità e imparzialità.


