L’Humanitarian Research Lab dell’Università di Yale ha pubblicato un nuovo rapporto dai risultati chiari ed inquietanti: le Forze di Supporto Rapido (RSF) hanno cercato di coprire gli omicidi di massa a cui hanno sottoposto la popolazione civile dopo la presa della città nel mese di Ottobre.

Le immagini satellitari sono chiare, sono numerose le fosse comuni presenti in città, e ci sono prove evidenti che la milizia ha bruciato corpi per giorni, nel tentativo di occultare le prove dei massacri.
Il rapporto afferma chiaramente che le RSF sono impegnate da settimane in una campagna sistematica di distruzione di tutte le prove dei crimini di guerra che le hanno viste protagoniste e che questa campagna è tuttora in corso.
L’HRL ha monitorato la situazione in città per mesi e il suo ultimo rapporto fa parte degli sforzi per comprendere l’entità della violenza subita dai residenti della città.
Il rapporto di Yale, intitolato “RSF’s Systematic Mass Killings and Body Disposal in el-Fasher, North Darfur between October 26 and November 28, 2025“, si basava su immagini satellitari, dati open source, notizie locali e dati di telerilevamento.
Una nuova analisi delle immagini satellitari ha rilevato cluster in più luoghi della città, che cambiano di dimensioni nel corso delle settimane dopo la caduta di El Fasher, dice l’HRL, e ciò dimostrerebbe i continui sforzi dei miliziani per ripulire le prove dei massacri.
Le immagini satellitari hanno portato alla luce ciò che molti superstiti hanno raccontato una volta fuggiti dalla città, ovvero una vera e propria caccia all’uomo al di fuori di El Fasher. Sono 80 i luoghi in cui le RSF si sono abbandonate alla caccia ed uccisione di chi fuggiva: i ricercatori hanno identificato gruppi di quelli che hanno definito oggetti coerenti con resti umani nelle vicinanze.
“La campagna di uccisioni di massa della RSF ha preso di mira i civili che tentavano di fuggire dalla città e da coloro che cercano rifugio nel quartiere di Daraja Oula”, ha detto il rapporto, pubblicato martedì, riferendosi a un quartiere di El-Fasher dove si sono verificati massacri. “RSF si è successivamente impegnata in una sistematica campagna plurisettimanale per distruggere le prove delle sue uccisioni di massa attraverso la sepoltura, il rogo e la rimozione di resti umani su larga scala. Questo modello di smaltimento e distruzione del corpo è in corso.”

Dopo 18 mesi di assedio ad El Fasher, la RSF hanno catturato la città nel mese di Ottobre 2025. Le RSF non hanno mai risposto al rapporto sebbene il loro leader, il Gen. Mohamed Hamdan Dagalo ha ammesso che alcuni combattenti avevano commesso violazioni in città, promettendo una inchiesta in merito.
Ciò che forse più fa rabbrividire è una mancanza pressoché totale di attività civile in città; alla caduta di El Fasher l’ONU stimava che circa 250.000 persone fossero rimaste imbottigliate tra i combattimenti o ancora intrappolate in città. Meno della metà di esse è riuscito a fuggire e a raggiungere i campi esterni per sfollati.

Che fine hanno fatto le decine di migliaia che mancano all’appello? La Croce Rossa Internazionale per ora ha determinato 7000 uccisioni, ma se mettessimo insieme i dati sopra riportati, i racconti dei testimoni e gli ulteriori dubbi sorti, potremmo essere di fronte ad uno dei più efferati massacri della storia recente.
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