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Economia

Sudan, il crollo di una miniera d’oro nel Kordofan uccide almeno 82 persone

In Sudan almeno 82 persone sono morte nel crollo di una miniera d’oro artigianale nel Kordofan, mentre proseguono le ricerche dei dispersi in un settore sempre più legato alla sopravvivenza della popolazione e all’economia della guerra.

Almeno 82 persone sono morte nel crollo della miniera d’oro artigianale di Al-Zaraa, nel Kordofan occidentale, in Sudan. Il bilancio resta provvisorio: decine di minatori potrebbero trovarsi ancora sotto terra, mentre i soccorritori continuano a scavare con mezzi estremamente limitati.

L’incidente riporta l’attenzione su uno dei settori più importanti e, allo stesso tempo, più pericolosi dell’economia sudanese. Dall’inizio della guerra tra le Forze armate sudanesi (SAF) e le paramilitari Forze di sostegno rapido (FSR), nell’aprile 2023, il collasso di numerose attività economiche ha spinto una parte della popolazione verso l’estrazione artigianale dell’oro, spesso praticata in siti informali privi di adeguate misure di sicurezza.

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La miniera di Al-Zaraa si trova nei pressi della città di Al-Nuhud, in un’area controllata dalle FSR. Secondo le prime ricostruzioni, il cedimento di un pozzo avrebbe provocato il collasso di altre gallerie adiacenti, intrappolando numerosi lavoratori. Le operazioni di recupero sono particolarmente difficili: sul posto mancano macchinari adeguati per rimuovere rapidamente terra e rocce e raggiungere i livelli più profondi della miniera.

Alla tragedia immediata si sovrappone un problema strutturale. L’estrazione artigianale costituisce una parte rilevante dell’industria aurifera sudanese e viene frequentemente effettuata attraverso pozzi scavati con strumenti rudimentali, in terreni instabili e senza sufficienti sistemi di protezione. Incidenti e crolli non sono quindi un fenomeno nuovo, ma la guerra ha reso ancora più difficile controllare le attività estrattive e garantire condizioni minime di sicurezza.

L’oro, inoltre, occupa una posizione particolare nell’attuale economia di guerra. Mentre agricoltura, commercio e altre attività sono state gravemente danneggiate dal conflitto, il metallo prezioso continua a rappresentare una delle principali fonti di valuta e di reddito del paese. Nel 2025 la Sudanese Mineral Resources Company ha dichiarato una produzione di circa 70 tonnellate, il livello più alto degli ultimi cinque anni.

Il controllo delle miniere e delle reti commerciali dell’oro è così diventato parte integrante del conflitto. Le risorse minerarie non costituiscono soltanto una possibilità di sopravvivenza per migliaia di lavoratori, ma alimentano circuiti economici legati ai diversi attori della guerra. È proprio su questo nesso che, nel luglio 2026, è intervenuta l’Unione europea, vietando l’acquisto, l’importazione e il trasferimento di oro proveniente dal Sudan e introducendo restrizioni anche sulla fornitura di mercurio e cianuro utilizzati nell’estrazione. L’obiettivo dichiarato è ridurre le fonti di finanziamento dell’economia di guerra.

Il disastro di Al-Zaraa mostra così le due facce dell’oro sudanese. Da una parte è una risorsa strategica, capace di continuare a produrre ricchezza anche mentre gran parte dell’economia nazionale è paralizzata; dall’altra è diventato per molti sudanesi uno degli ultimi mezzi disponibili per procurarsi un reddito. In mezzo ci sono migliaia di lavoratori che scendono quotidianamente in pozzi precari, esposti ai crolli, alle sostanze tossiche e alla quasi totale assenza di protezioni.

Nel Kordofan, dunque, il crollo di una miniera non è soltanto un incidente sul lavoro. È anche una delle conseguenze meno visibili di un’economia trasformata dalla guerra, nella quale la stessa risorsa che permette a molti di sopravvivere contribuisce, attraverso circuiti molto più ampi, ad alimentare il conflitto.

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