Il giornalista sudanese Muammar Ibrahim è stato arrestato dalle Rapid Support Forces (RSF) il 26 Ottobre, durante l’avanzata delle milizie su mentre El Fasher. Il fatto ha sollevato sin dai primi momenti grandi preoccupazioni per la sua sorte. L’appello di Focus on Africa per il suo immediato rilascio.
L’ultimo post social di Muhammar Ibrahim è di domenica 26 Ottobre, al mattino presto : “ El Fasher, che Allah protegga il suo popolo… preghiere”.

Le RSF erano alle porte, i combattimenti si intensificavano, le prime notizie di cosa stava accadendo alla popolazione civile cominciavano a trapelare al di fuori del Sudan. Il resto, le violenze, le uccisioni di massa, la brutalità contro i civili è purtroppo, oggi, noto, tristemente noto.
L’arresto.
L’RSF ha assediato el-Fasher per quasi 18 mesi nel tentativo di prendere il controllo dell’ultima roccaforte dell’esercito sudanese nella vasta regione occidentale del Darfur.
Diversi sono i video che ritraggono il suo arresto. Muhammar Ibrahim è un giornalista di Al Jazeera Mubasher, l’unico ad essere rimasto ad El Fasher per quasi due anni, l’unico a riportare con i suoi video e la sua voce le notizie dalla città assediata.
In uno dei video Ibrahim afferma di essere stato arrestato dalle RSF mentre cercava di lasciare la città; è circondato da miliziani con il volto travisato. Il giornalista sottolinea la sua terzietà rispetto al conflitto, di non essere schierato né con l’esercito sudanese né con le Rapid Support Forces.
In un altro frammento – non sappiamo se dello stesso video o di un’altra registrazione – il giornalista è ripreso accovacciato a terra, circondato da combattenti delle RSF armati di tutto punto. Ibrahim è spinto a parlare, quasi forzatamente, a dire di essere trattato bene e di stare fisicamente bene.
Durante il video viene ammanettato, le mani sulla nuca; gli viene indicato un pezzo di carne tagliata, uno dei miliziani dice: “Hai mangiato ambaaz (il mangime per gli animali utilizzato durante l’assedio come fonte primaria di cibo dalla popolazionemli El Fasher), ora avrai finalmente un po’ di carne“.
Il Sindacato dei giornalisti sudanesi ne ha chiesto l’immediato rilascio a poche ore dalla notizia del suo arresto, esprimendo “profonda preoccupazione” per quanto stava avvenendo nella città e rispetto le condizioni di vita della popolazione civile.

A 14 giorni dal suo fermo, le uniche notizie giunte sulle sue condizioni provengono da un video rilasciato dalle stesse RSF il 3 Novembre, nel quale Muhammar Ibrahim compare dinanzi a due ufficiali della milizia molto probabilmente a Nyala, dove è stato trasferito dopo il suo arresto.
Le sue condizioni paiono buone, lui stesso conferma le sue buoni condizioni di salute e di fronte la promessa del portavoce delle RSF di un suo rilascio a breve, pare sorridere, amaramente.

Come giornalisti ci sentiamo profondamente coinvolti dalla sorte di Muhammar Ibrahim, che era presente ad El Fasher solo per fare il suo lavoro, quello di corrispondente. Esprimiamo sincera solidarietà alla sua famiglia di origine e alla famiglia allargata dei giornalisti sudanesi, tra le più colpite in questo conflitto.
Condanniamo l’accaduto e – associandoci all’appello del Sindacato dei giornalisti sudanesi e a quello dell’International Press Institute– ne chiediamo l’immediato rilascio.
Dall’inizio della guerra in Sudan nell’Aprile 2023, entrambe le parti in conflitto hanno ripetutamente preso di mira la stampa. Nel luglio 2025 il giornalista El Rashid Mohamed Haroun è stato arrestato e imprigionato dalle RSF mentre stava lavorando nel Darfur occidentale. Sorte ben più triste per il fotoreporter Al Shykh Al Samany Saadaldyn, ucciso in un attacco con droni. Ad oggi sono almeno una dozzina le uccisioni documentate di giornalisti in Sudan.

