Le Forze di supporto rapido hanno distrutto o preso possesso delle principali fonti d’acqua della città, sotto assedio ormai da mesi. Il deficit idrico si attesta ormai al 70%, e per una città che ha quintuplicato la popolazione dal 2022 (ha infatti accolto centinaia di migliaia di sfollati interni, sfuggiti ai combattimenti nel sud e nell’ovest del Kordofan) si profila una catastrofe.

Secondo l’ultimo censimento condotto dalle autorità locali nel 2022, la popolazione di El Obeid era di circa 750000 persone; oggi la HAC, la commissione che gestisce gli aiuti umanitari stima che nell’intera area urbana vi siano 3,4 milioni di persone, suddivise anche in otto campi per sfollati interni. Solo l’Unified Shelter Camp, il più grande della città, ospiterebbe 7200 famiglie, all’incirca 30000 persone.

Le RSF hanno preso di mira la principale infrastruttura idrica della città e poco sembra aver fatto l’iniziativa lanciata dalle Ong sul campo denominata “Suqia”, ovvero irrigazione, con il dispiegamento di cisterne d’acqua, l’invio di autobotti, perforazioni di pozzi e l’arrivo in emergenza di impianti di desalinizzazione.
Sono 650 le autobotti e le cisterne attive, 34 i pozzi già perforati e dotati di pannelli solari così da garantire il pompaggio dell’acqua tra carenze di energia elettrica e i costi del carburante alle stelle, 50 gli impianti di desalinizzazione, ciascuno con una capacità di 14000 litri al giorno e ciascuno di essi collegato ad un pozzo.
Queste misure stanno alleviando un pò la dura vita degli assediati, che erano arrivati a comprare 20 litri di acqua potabile per 30000 sterline sudanesi, circa 7 euro.

Il problema sono i continui bombardamenti con droni da parte delle RSF che hanno preso di mira autobotti e cisterne, i pozzi e gli impianti nella città, con una strategia ormai chiara, lasciare la città senza un goccio d’acqua.
Presa di mira soprattutto la zona meridionale di Wad al-Baga, dove un gruppo di pozzi tirava acqua da falde sotterranee e la distribuiva anche a nord di El Obeid attraverso una rete di trasmissione situata a 65 km dalla città e dove una serie di serbatoi situata a 25 km dal centro supportava lo stoccaggio per le varie zone residenziali.
Ad Al Sidr, oggi sotto controllo delle RSF, i paramilitari hanno completamente distrutto il sistema SCADA, una sala di controllo utilizzata per monitorare le operazioni idriche che riforniscono i quartieri settentrionali di El Obeid.
Anche se i funzionari dell’autorità idrica hanno riferito di un programma di emergenza per riparare la principale infrastruttura idrica della città, la situazione sembra ormai fuori controllo. I bombardamenti proseguono, ad ogni lavoro di ripristino seguono nuovi colpi da parte delle RSF, colpi che diventano sempre più audaci, arrivando a colpire anche pozzi, serbatoi e cisterne nel pieno centro della città.
Nel frattempo i residenti hanno fatto ricorso alla raccolta dell’acqua piovana, attraverso sistemi di fortuna.
Passata la stagione delle piogge, la città si troverà ad affrontare l’ennesimo assedio di stampo medievale: le RSF porteranno alla sete la popolazione, la spingeranno a fuggire, la colpiranno durante la fuga, abbandonandosi a torture, violenze e rapimenti, sotto lo sguardo dell’intera comunità internazionale.

Tutto ciò potrebbe essere sorprendente se lo stesso sistema non fosse già stato utilizzato, se le violenza e le uccisioni non fossero state filmate e pubblicate dagli stessi miliziani delle RSF, se non fossimo a conoscenza della sorte che toccherà alla città.
Ciò che è accaduto ad El Fasher, la più grande città del Darfur settentrionale, assediata per oltre un anno e mezzo e poi conquistata nell’ottobre del 2025 dalle RSF non è stato un monito, ma l’esempio lampante della sorte che toccherà anche ad El Obeid.

