A due anni dall’inizio del conflitto in Sudan, Amnesty International ha organizzato un presidio a Roma, davanti al palazzo della Farnesina, per sollecitare un impegno deciso del governo italiano.
«Alla vigilia dell’anniversario del secondo anno di guerra denunciamo le violenze perpetrate dalle Forze di supporto rapido – ha affermato il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury – e testimoniate dal rapporto realizzato dai ricercatori della nostra organizzazione che mette in luce le atrocità perpetrate dalle parti in conflitto, in particolare le violenze sessuali su donne e ragazze al fine di umiliarle, imporre il proprio controllo e sfollare intere comunità».
Alla manifestazione, alla quale ha aderito anche Focus on Africa con la direttrice Antonella Napoli, che nel 2019 fu sequestrata a Khartoum dove si trovava per seguire le ricomte contro il presidente dittatore Omar al-Bashir, erano presenti anche numerosi rifugiati sudanesi e, in rappresentanza di Articolo 21, l’ex corrispondente della Rai a Nairobi, Enzo Nucci.
Il nostro giornale, che da anni segue le vicende sudanesi, aveva anticipato alcune parti del rapporto di Amnesty, descrivendo una realtà agghiacciante: nel periodo compreso tra aprile 2023 e ottobre 2024, sono stati documentati 36 casi di stupro, incluse violenze di gruppo, ai danni di donne e ragazze, alcune delle quali avevano solo 15 anni. Questi atti di violenza non sono semplicemente orribili abusi, ma sono classificabili come crimini di guerra e crimini contro l’umanità. I racconti delle sopravvissute rivelano la brutalità della situazione. Una madre è stata stuprata dopo che le era stato strappato il neonato che stava allattando; una donna a Khartoum è stata ridotta in stato di schiavitù sessuale per un mese. Altre hanno subito torture al limite della sopportazione, con bruciature e pestaggi, e sono state testimoni di uccisioni.
Il metodo di raccolta dei dati di Amnesty è stato rigoroso: l’organizzazione ha intervistato 30 persone, prevalentemente sopravvissute e loro familiari, nei campi profughi in Uganda, tutte puntualmente hanno indicato le Fsr come gli autori degli abusi. Queste violenze, spesso eseguite di fronte ad altri militari e civili, richiamano l’attenzione sul fatto che gli aggressori si sentono impuniti, privi di timore di eventuali conseguenze legali.
Le testimonianze delle sopravvissute sono toccanti e parlano di danni fisici e psicologici devastanti. Ognuna di loro ha subito perdita e trauma, costringendole a lasciare le loro case. I racconti di donne legate ad alberi e violentate sotto gli occhi di altri, o di madri costrette ad assistere alla sofferenza dei loro figli, mettono in luce una violenza sistematica e strategica.
In aggiunta alla violenza sessuale, il rapporto evidenzia l’assenza di una risposta efficace da parte della comunità internazionale. Le sopravvissute, spesso prive di accesso a cure mediche o a un adeguato supporto psicologico, vivono con le conseguenze dei loro traumi, aggravate dalla mancanza di risorse e dall’incertezza del contesto bellico. Il taglio dei finanziamenti a progetti di salute sessuale ha ulteriormente limitato i soccorsi a queste donne, costrette a combattere una battaglia quotidiana non solo per la loro vita, ma anche per la loro dignità.
Il presidio di Amnesty International è stato dunque un appello urgente al governo italiano affinché si attivi per la cessazione immediata delle ostilità, il rafforzamento dell’embargo sulle armi verso il Darfur e la sua estensione all’intero Sudan, oltre a garantire accesso umanitario privo di ostacoli.
Nel contesto di questa crisi umanitaria, la voce di chi ha vissuto direttamente l’orrore è essenziale.
Antonella Napoli, giornalista sequestrata in Sudan nel 2019 e attiva nel denunciare le violazioni dei diritti umani nel paese da oltre vent’anni, ha sottolineato l’importanza di portare alla luce le storie delle vittime.
«È fondamentale non solo denunciare, ma anche ascoltare le loro voci. Non è accettabile che dopo la rivoluzione costata la vita a centinaia, migliaia di sudanesi, che reclamavano libertà e democrazia, i militari abbiamo potuto scatenare una guerra di potere nell’indifferenza pressoché totale della comunità internazionale», ha affermato Napoli, la cui esperienza è un chiaro promemoria di quanto sia cruciale rimanere vigili e attivi nel testimoniare quello che accade in queste terre dimenticate e la lotta per i diritti umani, soprattutto in contesti di violenza e repressione come quello sudanese.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche venerdì 14 Agosto 2026


