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Speciale Sudan

Sudan, nuovi attacchi di entrambe le forze in conflitto: popolazione stremata

Raid aereo delle Saf al confine con il Ciad. Attacchi con droni nel Kordofan. Decine di vittime e centinaia i feriti.

Un nuovo attacco aereo delle Forze armate sudanesi su un mercato del carburante vicino al confine con il Ciad  ha ucciso 12 persone e ne ha ferite sette.

Il Ministero degli Esteri del Sudan ha affermato che il raid di venerdì scorso era un atto di difesa e che le  Saf “stanno svolgendo il loro dovere costituzionale di proteggere la sovranità e e la sicurezza del Sudan  contrastando qualsiasi minaccia che deve affrontare, rispettando la sovranità dei suoi vicini e senza prendere di mira il loro territorio”.

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L’esercito sudanese, dal canto suo, aveva precedentemente accusato il Ciad di essere alleato delle Forze di supporto rapido (Rapid Support Forces). Queste ultime nelle scorse settimane aveva a sua volta attaccato con i droni mercati e aree commerciali nei dintorni della città di El Obeid, nella regione del Kordofan, in Sudan centro-meridionale.

Gli attacchi stanno compromettendo i servizi di base, limitando l’accesso all’acqua potabile e all’assistenza sanitaria, e rendendo sempre più difficili le operazioni umanitarie. Le organizzazioni non governative impegnate nella distribuzione negli aiuti umanitari e nell’ assistenza sanitaria chiedono sia alle RSF che alle Forze Armate Sudanesi di garantire la protezione dei civili e degli operatori umanitari.“Tra la popolazione sudanese regna un clima di paura; gli attacchi con i droni non si limitano agli obiettivi militari: molto spesso colpiscono aree abitate, uccidendo e ferendo civili” dichiara Liesbeth Aelbrecht, coordinatrice delle emergenze di MSF in Sudan. “Da giugno, gli attacchi hanno colpito scuole, un mercato, stazioni di servizio e depositi di carburante, punti di distribuzione dell’acqua e, come è accaduto a El Obrid, la principale centrale elettrica causando blackout”.

Gli attacchi con i droni stanno compromettendo i servizi di base, facendo aumentare i costi dei trasporti e del carburante e limitando l’accesso all’acqua potabile e all’assistenza sanitaria. Gli ospedali sono soggetti a razionamenti di energia elettrica e dipendono dal carburante, ormai non più disponibile, con il rischio di dover sospendere alcuni servizi salvavita. Il trasferimento dei pazienti può risultare difficile a causa dell’insicurezza e dei costi di trasporto, mentre il ricorso tardivo alle cure spesso fa sì che i pazienti arrivino in condizioni più gravi. Oltre a circa mezzo milione di abitanti, nella città di El Obeid vivono oggi – secondo i dati delle Nazioni Unite – circa 100.000 civili sfollati, fuggiti dalle violenze in altre zone del Sudan.

Dopo oltre 3 anni e mezzo di violenze, sfollamenti e perdite, le persone sono esauste. I ripetuti attacchi stanno inoltre rendendo sempre più difficili le operazioni umanitarie, limitando la capacità delle équipe di spostarsi in sicurezza, e compromettendo l’assistenza umanitaria in una delle regioni del Sudan già meno accessibili alle organizzazioni umanitarie.

Molte famiglie faticano a soddisfare i bisogni essenziali e vivono in luoghi sovraffollati, con ripari inadeguati, un accesso molto limitato ad acqua potabile sicura e servizi igienico-sanitari. Con l’inizio della stagione delle piogge, le condizioni peggioreranno e aumenterà il rischio di epidemie, come il colera.
Tra aprile e maggio, il Kordofan Settentrionale ha affrontato un’epidemia di morbillo che è stata contenuta solo grazie alla presa in carico dei pazienti e a una campagna di vaccinazione.

Credits Dan Kitwood/Getty Images

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