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Speciale Sudan

Sudan, occorre fare chiarezza. Distorcere i fatti non rende giustizia ai sudanesi

Cedere alla narrazione della guerra civile o degli attacchi islamisti contro i cristiani non rende giustizia ai sudanesi. In Sudan si sta consumando bene altro.

Da quando il mondo si è accorto del Sudan (è un bene, ma evidentemente un bene in ritardo), l’indignazione a livello internazionale ha portato migliaia di persone a venire a conoscenza di ciò che accade nel paese.

Molti erano all’oscuro delle motivazioni, degli eccidi, della fame, delle evoluzioni, forse anche su dove si trovasse il Sudan – per questo dico che è un bene parlarne; far girare le notizie, portare alla luce i fatti di El Fasher, El Geneina, Khartoum ecc ecc, spinge anche noi giornalisti a dare sempre di più e meglio.

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Ma nelle ultime ore si stanno moltiplicando gli account social che gridano ad eccidi perpetrati da islamisti contro i cristiani nel Sudan, utilizzano quasi tutti questa scena per colpire l’opinione pubblica, affermando si tratti di una famiglia cristiana vittima degli islamisti.

Questa immagine viene condivisa dea migliaia di utenti ma è stata generata con l’AI

Al netto del fatto che la donna ed i figli siano stati davvero sottoposti al loro triste destino questi account stanno costruendo una narrazione falsa e irrispettosa di ciò che realmente sta accadendo in Sudan.

Affermare che si tratti di una guerra ai cristiani, quella che sta avvenendo in Sudan, significa dire il falso; in una nazione ove il 95,3% della popolazione è di fede islamica e solo il 3,2% professa la religione cristiana, viene da sé che sia falsa come premessa.

Vi sono state vittime anche tra i cristiani? Certamente, come poter dire il contrario, ma utilizzare immagini come questa, creata con AI per battere i tamburi dell’islamismo, non rende giustizia e diviene più odioso quando a farlo sono account gravitanti intorno al mondo MAGA (se non direttamente collegati) che oggi si ergono a difensori dei cristiani nel mondo.

Abbiamo notato anche una miriade di account legati al mondo israeliano ed emiratino fare la stessa cosa, troppi per non pensare ad una vera e propria regia comunicativa.

Non è un caso che in molti si scaglino contro Papa Leone XIV ( il mondo MAGA è legato a frange protestanti evangeliche che non vedono di buon occhio la Chiesa Cattolica, il Pontefice e il potere che esso incarna), accusato di complicità e silenzio di fronte la “mattanza dei cristiani”, né lo è il fatto che essi siano ripresi in maniera sistematica (un vero copia-incolla) da account con bandiera tricolore che gridano ai “cristiani trucidati”.

Spesso questo messaggio viene utilizzato in opposizione ai morti di Gaza (accusando coloro scesi in piazza in tutta Europa per il popolo palestinese di menefreghismo nei confronti di quello sudanese) in una dicotomia alla quale ormai i social sembrano non poter sfuggire: o sei con loro o contro di loro.

No, in Sudan non è in corso una guerra contro i cristiani, né una guerra civile

A Sudanese Janjaweed fighter in Sudan’s western Darfur region in 2004. Photograph: Espen Rasmussen/AFP/Getty Images

Dobbiamo dirlo chiaramente: in Sudan non è in atto una guerra contro i cristiani (sebbene anch’essi compaiano – ahimè – tra le vittime) né ciò che accade si può classificare come una guerra civile, perché non lo è.

In Sudan sta accadendo una cosa molto più complessa ( che accade molto spesso in Africa e che gli occidentali non riescono e non vogliono comprendere, andando a semplificare in maniera semplicistica situazioni articolate in “buoni e cattivi”): la spartizione di un territorio immenso e ricchissimo, tra chi prima era ai vertici del governo, aiutato e foraggiato da potenze straniere.

A volte appare come una vera e propria guerra per procura, a volte presenta casi di tribalismo molto simili al periodo pre-coloniale, altre volte sembra invece lo scontro tra eserciti convenzionali, quasi sempre presenta crimini contro l’umanità e crimini di guerra in cui si badi bene, anche se in misura notevolmente minore, sono coinvolte anche le SAF e non solo le RSF e le vittime sono al 99% vittime civili, uomini, donne e bambini inermi.

Sudan
Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, comandante in capo delle RSF. Credit: Andrew Carter

La pulizia etnica messa in atto nei confronti di appartenenti ad etnie non arabe, può apparire una guerra ai cristiani solo se si è intellettualmente disonesti, basti pensare anche a quanti appartenenti ad etnie praticanti l’animismo sono stati trucidati in nome dello stesso odio riservato dalle RSF a mussulmani e cristiani di etnia Masalit, Dinka, Nuer, Nuba e Fur.

Dobbiamo porre l’accento su questo aspetto o cederemo alla narrazione voluta e sospinta da alcune frange politicizzate, per puro ritorno ideologico e di consenso, tralasciando gli aspetti fondamentali e le sfaccettature che invece fanno la verità dei fatti e soprattutto rendono giustizia alle vittime di questo sanguinosissimo conflitto.

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