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Crisi

Tanzania, difficoltà per il turismo in Tanzania dopo le elezioni presidenziali

Una delle destinazioni più ambite dell’Africa orientale, sta pagando un prezzo decisamente alto per le tensioni esplose dopo il voto

Le spiagge bianche di Zanzibar e gli hotel affacciati sui grandi parchi safari appaiono insolitamente silenziosi. La Tanzania, una delle destinazioni più ambite dell’Africa orientale, sta pagando un prezzo decisamente alto viste le tensioni esplose dopo le elezioni presidenziali di fine ottobre, che hanno innescato proteste violente ed una repressione sanguinosa. Il riflesso più immediato si misura nel turismo, oggi attraversato da incertezza e disdette a catena.

Anche se il governo continua a ribadire che il Paese è “calmo e sicuro”, la percezione internazionale racconta altro. Albergatori e operatori del settore parlano di un crollo improvviso delle prenotazioni, con hotel scesi sotto il 30 per cento di occupazione in un periodo che, normalmente, segnerebbe il picco della stagione. Intanto che le autorità minimizzano l’impatto delle violenze, il timore di nuove proteste continua a scoraggiare viaggiatori e tour operator.

Il nodo non è solo la sicurezza. Emergono infatti problemi strutturali che aggravano la crisi: blackout di internet durante le proteste, voli cancellati e, soprattutto, una serie di decisioni governative considerate controproducenti dal settore. Nuove tasse sui biglietti aerei e costi assicurativi aggiuntivi hanno reso la destinazione meno competitiva, mentre il divieto imposto alle compagnie della Tanzania di volare nello spazio aereo europeo ha ridotto drasticamente i flussi, in particolare dal mercato francese.

Nelle strade di Stone Town, a Zanzibar, i commercianti raccontano settimane di stallo. Nonostante i turisti presenti dichiarino di non aver vissuto direttamente episodi di violenza, l’atmosfera resta tesa e il passaparola negativo pesa più di qualsiasi comunicato ufficiale. “Non è una semplice flessione stagionale”, spiegano gli operatori locali, spesso restii a esporsi pubblicamente per paura di ritorsioni.

Il turismo è oggi la prima fonte di entrate per la Tanzania, con oltre due milioni di visitatori internazionali registrati lo scorso anno. Dunque, la crisi attuale rischia di colpire non solo l’immagine del Paese, ma l’intero tessuto economico. Secondo alcune analisi, la percezione di sicurezza tra i viaggiatori è in netto calo, accompagnata da una riduzione dei prezzi alberghieri: segnali evidenti di un settore ora in affanno.

Ricostruire la fiducia richiederà tempo e scelte politiche chiare. Senza un clima di stabilità e senza risposte credibili alle preoccupazioni internazionali, la Tanzania rischia di vedere svanire uno dei suoi capitali più preziosi: quella reputazione di paradiso terrestre che, oggi, appare offuscata dalle ombre del post-elezioni.

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