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Diritti umani

Tanzania, il bilancio delle violenze elettorali riapre ferite ancora aperte

In Tanzania una commissione governativa riconosce oltre 500 morti nelle violenze seguite alle elezioni presidenziali, mentre restano aperti i dubbi sul ruolo delle forze di sicurezza.

Sono passati ormai mesi dalle ultime elezioni presidenziali in Tanzania, un voto che ha segnato uno dei momenti più controversi della recente storia politica di questo paese. Di recente, una commissione d’inchiesta nominata dal governo, ha fissato un primo dato ufficiale: oltre 500 morti nelle violenze scoppiate nell’autunno scorso.

Il numero, per la precisione 518 vittime secondo il rapporto presentato alla presidente Samia Suluhu Hassan, rappresenta il primo riconoscimento formale dell’entità degli scontri. Per mesi, le autorità avevano evitato di fornire cifre precise, alimentando tensioni con opposizioni e organizzazioni per i diritti umani.

Il documento, tuttavia, non ha chiuso il dibattito. La commissione attribuisce la responsabilità delle violenze ai manifestanti, sostenendo l’esistenza di gruppi organizzati e finanziati per destabilizzare il Paese. Una lettura che ha suscitato immediate contestazioni da parte del principale partito di opposizione, Chama Cha Demokrasia na Maendeleo, che accusa l’organismo di mancanza di indipendenza.

Secondo il presidente della commissione, Mohamed Chande Othman, il bilancio potrebbe essere persino sottostimato, a causa delle difficoltà nel ricostruire con precisione tutti gli episodi. Nel corso delle indagini sarebbero emerse testimonianze di persone colpite da armi da fuoco anche lontano dalle manifestazioni, un elemento che alimenta dubbi sulla dinamica degli eventi.

Il rapporto evita però di esprimersi in modo diretto sul ruolo delle forze di sicurezza, limitandosi a suggerire l’avvio di ulteriori indagini penali. Una scelta che lascia aperte molte domande, soprattutto alla luce delle accuse avanzate da osservatori internazionali e da alcune inchieste giornalistiche, che parlano di un uso eccessivo della forza.

Il contesto politico resta segnato dalle elezioni di ottobre, concluse con la netta vittoria della presidente Hassan e contestate da una parte dell’opposizione, esclusa dalla competizione. Le proteste che ne sono seguite hanno attraversato diverse città, trasformandosi rapidamente in scontri violenti.

Quel che ne viene fuori da queste indagini, è l’immagine di una nazione che presenta importanti ferite e lesioni interne. Da un lato la narrativa ufficiale, che parla di tentativi di destabilizzazione orchestrati; dall’altro le richieste di trasparenza e responsabilità avanzate da opposizioni e società civile.

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