Per generazioni, nelle pianure del nord della Tanzania, il bestiame ha rappresentato il cuore della vita delle comunità Maasai. Quando la siccità colpisce, però, non si perdono soltanto animali: vengono messe a rischio intere economie familiari, tradizioni e prospettive future. Oggi, proprio da questa sfida, sta emergendo una storia di resistenza tutta al femminile.
In diversi villaggi delle regioni di Monduli e Longido, gruppi di donne Maasai stanno trasformando la produzione di foraggio resistente alla siccità in una nuova fonte di reddito. Quello che inizialmente era nato come un tentativo di proteggere il bestiame durante i periodi più aridi si è gradualmente evoluto in una vera attività economica capace di offrire maggiore stabilità alle famiglie.
Tra queste donne c’è Nesirkar Loongidong’i, madre di quattro figli, che dopo aver visto gran parte del proprio bestiame scomparire a causa della mancanza di piogge ha deciso di puntare sulla coltivazione di erbe adatte ai climi secchi. Oggi vende foraggio e semi a pastori provenienti anche da altre comunità, riuscendo cosi a garantire un sostegno economico costante alla propria famiglia.
La sua esperienza riflette un cambiamento molto più ampio che coinvolge centinaia di donne. Attraverso progetti comunitari coordinati dal Pastoral Women’s Council, organizzazione impegnata da anni nello sviluppo delle aree pastorali, sono stati creati terreni destinati alla coltivazione di specie erbacee particolarmente resistenti alle condizioni climatiche estreme. Il raccolto viene poi trasformato in balle di fieno o commercializzato sotto forma di semi destinati agli allevatori.
L’iniziativa sta di fatto producendo effetti che vanno oltre l’aspetto agricolo. In molte comunità, le donne stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’economia domestica. Entrate regolari consentono di investire nell’istruzione dei figli, migliorare poi le abitazioni e affrontare con maggiore serenità le stagioni più difficili.
Le sfide però restano. Piante invasive, recinzioni danneggiate e la necessità di proteggere i terreni coltivati rappresentano ostacoli quotidiani. A questo si aggiungono le difficoltà organizzative che possono emergere nella gestione collettiva delle attività. Eppure il progetto continua a crescere, sostenuto da organizzazioni locali e internazionali che vedono in questo modello una possibile risposta alle conseguenze sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.
Credits photo Ruud Zwart, Rotterdam, The Netherlands


