Le parole sono pesanti, forti, impattanti, pronunciate con la fermezza di chi ha visto troppo per poter tacere ancora. In Tanzania, il post-elezioni continua ad essere una ferita aperta. Mentre il governo minimizza, la Chiesa cattolica denuncia una brutalità mai vista negli ultimi decenni. E lo fa attraverso una delle sue voci più autorevoli, monsignor Wolfgang Pisa, vescovo di Lindi e presidente della Conferenza episcopale del Paese.
Secondo il prelato, quanto accaduto il 29 ottobre, giorno delle elezioni generali, è stato «un evento triste, orribile, mortale».
Nelle principali città – Dar es Salaam, Arusha, Mwanza, Mbeya, Geita, Kahama – le manifestazioni contro un voto giudicato irregolare, sono state represse con una violenza spietata: la polizia infatti, afferma il vescovo, avrebbe aperto il fuoco non solo sui manifestanti, ma anche su persone che si trovavano davanti alle loro abitazioni, completamente estranee alle proteste.
«Hanno sparato senza pietà»
Per la prima volta dall’inizio delle violenze, monsignor Pisa ha deciso di parlare, descrivendo una repressione che definisce “sfrenata”, una risposta armata “lanciata senza pietà” contro una popolazione disarmata.
E sebbene alcune proteste si siano svolte senza autorizzazione, l’analisi del vescovo non ammette equivoci:
«Manifestare è un diritto del popolo e non può essere fermato a colpi d’arma da fuoco».
Una democrazia sempre più fragile
Il vescovo punta il dito anche contro la sistematica esclusione dell’opposizione:
– il partito Chadema è stato estromesso dalla competizione;
– molti esponenti politici sono stati molestati, incarcerati o messi a tacere;
– le ultime elezioni realmente libere, sostiene, risalgono al 2015.
Sebbene poi il governo continui a parlare di un processo “regolare” e “pacifico”, la testimonianza della Chiesa introduce una narrazione ben diversa: quella di un Paese in cui la libertà politica è soffocata ed in cui, durante e dopo le elezioni, la vita di molte persone è stata spezzata con metodi incompatibili con ogni principio democratico.
Una richiesta di verità e di perdono
Alla fine, monsignor Pisa lancia un appello chiaro:
i leader politici devono chiedere scusa. Serve un gesto di riconciliazione, una presa di responsabilità, un riconoscimento pubblico delle sofferenze inflitte.
Ed intanto che la Tanzania continua a cercare normalità, resta l’eco di una frase pronunciata dal vescovo:
«È stato un evento mortale. Il popolo merita giustizia».
NEWS e ANAlisi dalle Afriche mercoledì 15 Aprile 2026


