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Diritti umani

Tanzania, l’ONU chiede lo stop agli sgomberi dei Maasai nel Ngorongoro

In Tanzania l’ONU chiede lo stop agli sgomberi forzati dei Maasai dalle terre ancestrali di Ngorongoro e Loliondo, mentre cresce la pressione del turismo sulle aree protette.

La pressione internazionale sulla Tanzania aumenta per la situazione delle comunità maasai del nord del Paese. Il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha espresso forte preoccupazione per i progetti che potrebbero provocare nuovi trasferimenti delle popolazioni indigene dalle loro terre ancestrali e ha chiesto alle autorità di porre immediatamente fine agli sgomberi forzati nelle aree di Ngorongoro e Loliondo.

Al centro della controversia c’è soprattutto la Ngorongoro Conservation Area, uno dei principali poli naturalistici e turistici della Tanzania e sito riconosciuto come patrimonio mondiale dell’UNESCO. Da anni il governo sostiene che la crescita della popolazione maasai e delle mandrie eserciti una pressione crescente sugli ecosistemi e sugli habitat della fauna selvatica. Le comunità locali contestano però questa interpretazione e denunciano una progressiva restrizione dei loro diritti territoriali, che sarebbe legata anche all’espansione dell’industria turistica, dei safari e delle attività venatorie private.

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La questione riguarda decine di migliaia di persone. Alla fine del 2024 la presidente Samia Suluhu Hassan aveva annunciato la costituzione di due commissioni d’inchiesta sul progetto di ricollocazione di oltre 80.000 abitanti della regione di Ngorongoro. Una delle commissioni ha esaminato l’uso delle terre nell’area di conservazione, mentre l’altra si è occupata delle politiche di trasferimento avviate a partire dal 2021.

Il primo rapporto, reso pubblico nell’aprile 2026, non ha tuttavia chiuso la controversia. Organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani hanno criticato le conclusioni delle commissioni, sostenendo che dietro la politica di trasferimento vi sia anche l’obiettivo di liberare spazi destinati allo sviluppo di nuove infrastrutture turistiche. A rafforzare questi timori è intervenuto, all’inizio dell’anno, l’annuncio del ministero tanzaniano delle Risorse naturali e del Turismo dell’intenzione di aumentare fortemente la capacità ricettiva nella zona di conservazione del Ngorongoro, fino quasi a raddoppiare il numero dei posti letto.

Il richiamo delle Nazioni Unite non riguarda però soltanto la proprietà e l’uso della terra. Il Comitato ha segnalato anche informazioni relative ad arresti e detenzioni arbitrarie di Maasai contrari alla ricollocazione, oltre a denunce di un uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine. Per questo ha chiesto alla Tanzania non soltanto di interrompere gli sgomberi forzati, ma anche di affrontare le violazioni denunciate e di rendere pubbliche le raccomandazioni formulate dalle commissioni d’inchiesta.

Il caso del Ngorongoro mette così in evidenza un conflitto più ampio, che attraversa numerose aree protette africane: quello tra conservazione ambientale, sviluppo economico e diritti delle popolazioni che abitano quei territori da generazioni. Nel caso dei Maasai, la contrapposizione è particolarmente delicata perché il loro sistema pastorale e la loro presenza storica fanno parte dello stesso paesaggio che oggi viene promosso internazionalmente come patrimonio naturale e destinazione turistica.

La controversia riguarda dunque anche il modello di conservazione adottato. Considerare la presenza umana come una pressione da ridurre significa separare la tutela della natura dalla storia sociale del territorio; le comunità maasai sostengono invece che la conservazione non possa essere realizzata attraverso la loro espulsione o marginalizzazione. Sullo sfondo resta una questione decisiva: chi possa stabilire quale uso di un territorio sia legittimo e chi debba sostenere i costi economici e sociali della sua trasformazione in risorsa turistica.

Il pronunciamento delle Nazioni Unite riporta quindi l’attenzione non solo sulle modalità con cui vengono effettuati i trasferimenti, ma sul rapporto tra sviluppo turistico, tutela ambientale e diritti territoriali. Per la Tanzania, dove il turismo naturalistico costituisce una componente importante dell’economia nazionale, il Ngorongoro rappresenta una risorsa strategica. Per i Maasai, tuttavia, quello stesso spazio non è semplicemente una destinazione turistica o un’area protetta: è un territorio abitato, utilizzato e trasmesso attraverso le generazioni.

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