Un nuovo, drammatico attentato ha scosso l’Afghanistan, riaccendendo i riflettori sulla vulnerabilità delle minoranze e dei luoghi educativi. Lunedì 17 agosto, intorno alle 16:30 ora locale, una violenta esplosione è avvenuta proprio all’esterno della scuola privata e istituto educativo “Shama-e Hidayat” nella zona di Mahdia, nel quartiere di Dasht-e-Barchi a Kabul, provocata, secondo le prime ricostruzioni di testate locali come Kabul Now e TOLOnews, dal lancio di una granata a mano. L’attacco è avvenuto al termine della giornata scolastica, investendo in pieno gli studenti che stavano lasciando l’istituto. Il bilancio provvisorio parla di almeno 52 feriti, tra cui decine di studenti. La gravità della situazione è confermata direttamente dai centri sanitari: l’ospedale gestito da Emergency a Kabul ha accolto e curato 35 bambini tra i 10 e i 14 anni, rimasti feriti dalle schegge dell’esplosione, mentre altri studenti feriti sono stati immediatamente trasferiti in strutture limitrofe, tra cui l’ospedale di Alami, come riferito da testimoni oculari e dal quotidiano Hasht-e Subh. Al momento le autorità competenti non hanno ancora rilasciato comunicazioni ufficiali dettagliate sulla dinamica esatta o sull’eventuale presenza di vittime decedute. Il quartiere di Dasht-e-Barchi, situato nella periferia occidentale di Kabul, è abitato prevalentemente dalla comunità Hazara, che negli anni è stata ripetutamente bersaglio di attentati mortali rivendicati da frange estremiste, in particolare dalla provincia del Khorasan dello Stato Islamico (ISIS-K). Sebbene i talebani abbiano sostenuto di aver garantito un maggiore livello di sicurezza nazionale dalla loro presa del potere nel 2021, la violenza contro scuole, centri educativi, moschee e luoghi di lavoro frequentati dagli Hazara non è mai del scomparsa del tutto. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il Freedom Front ha duramente condannato l’accaduto definendolo un “attacco criminale” e un’azione spaventosa e organizzata contro i civili e gli studenti di Kabul ovest. L’opposizione ha inoltre accusato i talebani, affermando che la ripetizione di simili stragi dimostra come la promessa di garantire una totale sicurezza nel Paese sia “una grande bugia e una truffa per il popolo”. L’attentato ha suscitato una forte condanna in tutto il mondo. Anche l’Unione Europea è intervenuta con un comunicato ufficiale in cui ha espresso estrema preoccupazione, ribadendo un principio fondamentale: le scuole devono essere luoghi sicuri e “attacchi deliberati sui bambini e su centri educativi sono inaccettabili”, confermando come i bambini e i giovani studenti rimangano tragicamente esposti alla barbarie del terrorismo. Questa nuova tragedia riaccende inoltre i timori per la sistematica vulnerabilità delle minoranze in Afghanistan. Sebbene la comunità hazara, prevalentemente di fede sciita, rappresenti il bersaglio storico più frequente e riconoscibile di questa violenza mirata, ridurre il problema alla sola minoranza hazara rischia di restituire un quadro incompleto della tragedia umanitaria e sociale che attraversa il Paese. L’Afghanistan non è mai stato un monolite: la sua ricchezza storica risiede nella coesistenza complessa di diverse anime — tagiche, uzbeche, turkmene, pashtun, baluche e nuristane, affiancate da minoranze religiose come i sikh, gli induisti e le diverse correnti dell’Islam. L’azione di gruppi come l’ISIS-K e le politiche restrittive del regime talebano colpiscono metodicamente ogni forma di diversità. Il bersaglio dell’estremismo non si limita ai luoghi di culto e ai centri educativi sciiti: esso colpisce sistematicamente anche l’arte, la musica, i diritti e ogni spazio di libertà culturale che rifiuti di piegarsi a logiche dogmatiche e totalitarie. Eppure dietro la cortina di piombo e terrore che stringe Kabul non c’è soltanto la cronaca della devastazione, ma una trincea quotidiana fatta di coraggio civile e ostinazione. Nonostante le restrizioni soffocanti del regime talebano e la minaccia costante dell’ISIS-K, i ragazzi e le ragazze di Dasht-e-Barchi continuano a cercare l’istruzione con ogni mezzo possibile. Nelle case private, nei seminterrati e nei centri educativi clandestini, fioriscono scuole segrete dove le studentesse, private del diritto ufficiale allo studio, continuano a leggere, a imparare le lingue e a prepararsi per un domani che non vogliono farsi rubare. Perché è la sopravvivenza stessa del pluralismo culturale, etnico e religioso afghano a essere messa a repentaglio, in un silenzio internazionale che rischia di normalizzare una tragedia quotidiana.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche giovedì 10 Settembre 2026


