Questo paragrafo è stato pensato per chiudere il seguente articolo. Abbiamo optato, per priorità, di aprirvi questo scritto, il popolo del Tigray merita tutta la nostra attenzione.
Oltre un milione di sfollati interni, migliaia di vittime di violenza sessuale, centinaia di migliaia di aventi bisogno di assistenza (alimentare, sanitaria e psicologica), infrastrutture distrutte, fabbriche messe in ginocchio, scuole e ospedali rasi al suolo. Questo forse passerà in secondo piano nella narrazione degli eventi, eppure è il centro del discorso. L’accordo di cessazione delle ostilità raggiunto nel 2022 a Pretoria era forse imperfetto, ma ha messo a tacere le armi, ha restituito una parvenza di normalità al popolo tigrino, ha dato modo di “andare avanti”. Le lotte intestine all’interno dell’élite politica (alle quali hanno partecipato le evidenti lacune dell’attuazione degli accordi di pace) minacciano oggi di mettere una pietra tombale sugli uomini e le donne del Tigray, ancora una volta.
Tigray. L’ala del partito guidata da Debretsion Gebremichael (ex presidente della regione, deposto con gli Accordi di Pretoria che hanno messo fine alla sanguinosa guerra scoppiata a Novembre del 2020) occupa gli uffici governativi in varie città tigrine.
La crisi tra la vecchia fazione legata a Debretsion e il governo provvisorio presieduto da Getachew Reda sembra arrivata al redde rationem. Lo scontro, che va avanti da mesi, ha portato il Presidente dell’amministrazione provvisoria a rimuovere alcuni generali del TDF (Tigray Defence Forces) dai propri incarichi.
Sebbene il TDF fosse rimasto neutrale fino ad oggi, la sospensione dei tre generali ha generato una reazione repentina dei militari, che prima hanno affermato l’illegittimità dell’azione da parte del governo ad interim e poi martedì sera hanno avviato l’occupazione degli uffici governativi di Adigrat, nominando un proprio sindaco, costringendo il Presidente Getachew Reda a rifugiarsi ad Addis Abeba.
Il giorno successivo anche Adi Gudem, città a sud di Mekelle è caduta nelle mani del TDF, e posti di blocco sono stati creati intorno all’aeroporto di Mekelle.
Proprio mentre scriviamo varie fonti riferiscono che scene simili si stanno verificando a Mekelle, capitale del Tigray, con l’occupazione di vari uffici e media, installando i quadri del TPLF al posto dei funzionari governativi.
Getachew Reda ha chiesto l’intervento del governo federale per mettere fine alla quaestio, finora però ancora non si hanno dichiarazioni in merito del PM Abiy Ahmed. Ci sono numerose indicazioni però di un accumulo di uomini e mezzi militari su entrambi i lati del confine nella regione Afar nella parte nord-orientale del paese a confine con l’Eritrea.
Alle dichiarazioni rilasciate dal capo dell’amministrazione provvisoria nella regione di Ehtiopia Tigray il TPLF ha reagito con una nota pubblica : “Chiedere l’intervento esterno del gruppo di traditori mette a repentaglio la sicurezza e la sopravvivenza dei Tigrini, tradendo gli interessi vitali del Tigray e andando contro il CoHA“.
L’escalation di questi giorni infatti fa parte di un contesto ben più ampio. Gli accordi di Pretoria del Novembre 2022 hanno posto fine a una guerra durata due anni, durante la quale l’Etiopia aveva unito le forze con la vicina Eritrea per schiacciare il TPLF. Durante la fase degli accordi, che prevedevano la smobilitazione dell’esercito eritreo dal suolo etiope, l’Eritrea è stata esclusa, cosa che ha inasprito i rapporti tra i due paesi, ai minimi storici dalla Dichiarazione congiunta di pace e amicizia del 9 luglio 2018 firmata dal Presidente eritreo Isaias Afwerki e dal Primo Ministro etiope Abiy Ahmed.
Rapporti conflittuali che hanno portato Afwerki a non ottemperare in pieno alla smobilitazione, con molte zone di confine in territorio etiope, occupate de facto dal proprio esercito da anni.
” Occorre intraprendere azioni urgenti per sventare l’intervento del governo eritreo e il ruolo deflagrante di altri attori stranieri nel Tigray”, hanno dichiarato alcuni membri di partiti dell’opposizione (Arena Tigray, Tigray Independence Party e Baytona Tigray ) in una nota congiunta pubblicata oggi. Le parti sostengono che l’attività di intraprendere un “colpo di stato” è coordinata con il governo eritreo e il riferimento ad “altre potenze straniere” in procinto di intervenire sul campo sembra sembra essere diretto all’Egitto con il quale l’Eritrea ha lavorato a stretto contatto dopo il deterioramento delle relazioni con l’Etiopia ( a causa della Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga sul Nilo tanto contrastata).
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“La prospettiva che si arrivi allo scontro bellico e che il Tigray diventi un campo di battaglia (di nuovo) è reale” ha affermato un generale di lungo corso come il Generale Tsadkan G. Bayru. “La regione del Tigray ha una rilevanza politica specifica molto maggiore delle sue dimensioni fisiche. La sua posizione geografica, culturale e storica è fondamentale per ciò che accade nella sottoregione del Corno d’Africa. Il Tigray confina con l’Eritrea e il Sudan nei suoi confini internazionali. Internamente confina con le regioni di Amhara e Afar. Questo è ciò che rende il Tigray così vitale per i piani di guerra di altre persone.
Il riferimento al governo eritreo e al suo Presidente, Isaias Afwerki non è nemmeno troppo velato. Gli osservatori si spingono a dire che la divisione all’interno del Tplf, le spinte centrifughe dall’amministrazione ad interim, il mancato riconoscimento di essa e del suo Presidente e l’attuale evoluzione eversiva, con il dispiegamento dei militari nei centri di controllo, siano azione concordate tra la fazione fedele a Debretsion Gebremichael e il governo eritreo.
Sebbene il Ministro dell’Informazione eritreo Yemane G. Meskel, abbia smentito categoricamente il coinvolgimento del proprio paese nella disputa interna al paese confinante, negli ultimi giorni l’esercito eritreo avrebbe mobilitato l’intero esercito, ordinando a tutti i riservisti di tornare alle loro unità e inasprito le restrizioni per lasciare il paese.
L’escalation della situazione preoccupa fortemente le ambasciate internazionale, in particolar modo quelle dei paesi garanti degli Accordi di Pretoria. Oggi le Ambasciate 25 paesi hanno espresso in un comunicato congiunto tutta la preoccupazione per gli sviluppi nel Tigray, facendo appello a tutte le parti di proseguire sulla strada della pace sancita dagli Accordi di Pretoria, profondendo ogni sforzo possibile e allentando il ritorno alla violenza, per il bene del popolo tigrino.

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