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Cultura

Togo, la sfida all’ONU per ridisegnare il mondo e “decolonizzare” la geografia

In Togo il governo porterà all’ONU una proposta per sostituire la mappa di Mercatore con una rappresentazione più fedele delle dimensioni reali dell’Africa.

Una carta geografica non è mai neutrale. Dietro la rappresentazione del mondo si nascondono scelte tecniche, ma anche implicazioni culturali e politiche. È su questo terreno che si colloca l’iniziativa promossa dall’Unione africana e affidata al Togo: portare alle Nazioni Unite una proposta per adottare una nuova mappa del mondo che restituisca proporzioni più fedeli tra i continenti.

Al centro della questione c’è la storica proiezione di Mercatore, elaborata nel XVI secolo dal cartografo fiammingo Gerardus Mercator. Ancora oggi è il modello più diffuso nei planisferi, soprattutto in ambito educativo e digitale. Tuttavia, questa rappresentazione distorce significativamente le superfici: ingrandisce le aree prossime ai poli e riduce quelle equatoriali. Il risultato è un’immagine del mondo in cui l’Africa appare molto più piccola di quanto sia realmente.

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Eppure i dati sono chiari: con oltre 30 milioni di chilometri quadrati, il continente africano è tra i più vasti del pianeta, circa tredici volte più grande della Groenlandia. Nella proiezione di Mercatore, invece, i due territori appaiono quasi equivalenti. Una discrepanza che negli ultimi anni è stata sempre più criticata, anche grazie alla diffusione online di mappe comparative che mostrano come l’Africa possa contenere Stati Uniti, Cina, India e gran parte dell’Europa occidentale.

Per questo motivo, l’Unione africana sostiene la campagna “Correct the map” e ha incaricato il Togo di difendere davanti all’Assemblea generale dell’ONU l’adozione della proiezione “Equal Earth”, una rappresentazione cartografica più recente che conserva meglio le proporzioni reali delle superfici terrestri.

Secondo il ministro degli Esteri togolese Robert Dussey, la questione non è soltanto tecnica. Intervenendo alle Nazioni Unite, ha parlato della necessità di “decolonizzare la geografia”, sottolineando come per secoli l’Africa sia stata rappresentata come una periferia marginale rispetto all’Europa. Una narrazione che, secondo Lomé, ha contribuito a consolidare squilibri simbolici oltre che politici.

La proposta che sarà formalmente presentata a settembre mira dunque a correggere quella che viene definita innanzitutto una distorsione scientifica. Ma il piano si inserisce anche in un contesto più ampio di riflessione storica e geopolitica. Dussey ha collegato l’iniziativa al dibattito internazionale sulle responsabilità storiche, evocando il riconoscimento della schiavitù come crimine contro l’umanità e il tema, ancora controverso, delle riparazioni.

Il voto degli Stati membri dell’ONU sarà, nelle parole del ministro, rivelatore delle posizioni globali su questi temi. Non si tratta, ha precisato, di un’iniziativa conflittuale, bensì di un invito a confrontarsi su basi più equilibrate e consapevoli, anche tra Paesi africani e partner internazionali, inclusi quelli con un passato coloniale.

Al di là dell’esito diplomatico, la questione solleva un punto cruciale: le rappresentazioni del mondo influenzano la percezione che abbiamo di esso. Correggere una mappa significa anche ridefinire gerarchie simboliche, immaginari collettivi e, in ultima analisi, rapporti di potere. In questo senso, la battaglia cartografica del Togo va ben oltre la geografia.

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