Skip to content
Focus internazionale

Trump apre il dibattito ONU sulla guerra in Iran mentre l’Africa paga il conto del petrolio a 100 dollari

Tra minacce, mediazioni e un petrolio sempre più caro, la 81ª Assemblea Generale dell'ONU si apre nell'ombra del conflitto USA-Iran.

New York — L’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è aperta a New York martedì, con la guerra americana contro l’Iran, ormai in corso da oltre sei mesi, a dominare la sala. Il presidente Donald Trump si preparava a rivolgersi a quasi 130 leader mondiali, mentre i mercati osservavano attentamente ogni possibile segnale di un incontro con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che Trump ha dichiarato di essere “probabilmente disposto” a incontrare.

Una sessione all’ombra della guerra

Annunci

Il Segretario Generale António Guterres e il Presidente dell’Assemblea Khalilur Rahman, del Bangladesh, hanno aperto il dibattito sotto il tema “Ricostruire la fiducia, gestire la trasformazione: un’ONU che risponde alle esigenze di tutti”. Il presidente brasiliano Lula ha parlato per primo, seguito da Trump. L’ambasciatore statunitense presso l’ONU, Mike Waltz, ha dichiarato che l’intervento di Trump avrebbe toccato i presunti accordi di pace da lui raggiunti, il suo piano per Gaza e, nelle sue parole, “l’importanza di garantire che l’Iran non abbia mai un’arma nucleare”, secondo quanto riportato da The Times. Trump aveva già anticipato le sue condizioni in un’intervista a Fox News di domenica, definendosi in “modalità decisionale” sull’Iran: o “spazzarli via”, o lasciare che Teheran “marcisca economicamente”, oppure raggiungere un accordo, accompagnando il tutto con un avvertimento netto: l’Iran “farebbe meglio a comportarsi bene”, secondo TBS News.

La delegazione iraniana, confinata ma presente

La delegazione iraniana ha ottenuto i visti statunitensi ma resta confinata in un raggio di sei isolati attorno alla sede dell’ONU. Pezeshkian si rivolgerà all’Assemblea mercoledì, mentre le condizioni poste da Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz vengono trasmesse tramite mediatori. Il fitto calendario diplomatico di martedì include incontri bilaterali con i leader del Golfo arabo, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con il britannico Andy Burnham.

Il turno del Sud Asia sul podio

Il momento diplomatico del Sud Asia arriverà più avanti nella settimana. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, a New York dalla notte di lunedì, si rivolgerà all’Assemblea venerdì per sollevare la questione del Kashmir, chiedere la fine delle violenze a Gaza e porre l’accento su clima, lotta al terrorismo e islamofobia, secondo quanto riferito dalla Missione Permanente del Pakistan presso l’ONU. Nel frattempo, il ministro degli Esteri Ishaq Dar sta proponendo il Pakistan come possibile mediatore nella crisi tra Stati Uniti e Iran, ed è allo studio un possibile incontro a margine tra Sharif e Trump. Il primo ministro indiano Narendra Modi resterà assente per il secondo anno consecutivo, in un contesto di trattative commerciali in stallo, mentre l’Afghanistan è previsto chiudere il dibattito generale il 28 settembre.

Per l’Africa, una bolletta energetica, non un tema da dibattito

Mentre i leader mondiali si scambiano dichiarazioni a New York, la conseguenza più immediata della guerra per l’Africa è di natura economica. Il greggio Brent è tornato a quota 102 dollari al barile martedì, secondo Bloomberg, dopo un presunto attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz e attacchi Houthi su Riyadh e su un impianto Saudi Aramco a Yanbu. Ad aggravare la pressione, la Cina avrebbe esortato in privato Teheran a contenere gli Houthi, la cui avanzata lungo la costa del Mar Rosso minaccia le rotte di navigazione verso il Canale di Suez, in Egitto. Nel frattempo, il giacimento petrolifero libico di Sharara ha visto la produzione dimezzata a soli 127.000 barili al giorno a causa della chiusura di un oleodotto.

La settimana che verrà

Con Pezeshkian atteso sul podio mercoledì, la diplomazia dei corridoi di questa settimana potrebbe determinare se il petrolio a 100 dollari resterà un picco temporaneo o diventerà la nuova normalità.

Annunci
New YorkonuTrump

Corrispondente speciale da New York – USA

Leggi anche
Torna su
No results found...