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Focus internazionale

Trump – Zelensky, nello Studio ovale uno spettacolo osceno e delirante

Il presidente americano che umilia l’omologo ucraino? Quest’ultimo che reprime il suo popolo? O forse un sistema che ci ha portati tutti qui, a contare i morti mentre le lobby brindano? Chi è dunque il nuovo "cattivo"? Ma soprattutto: esistono i "buoni"?

Il 28 febbraio 2025, nello Studio Ovale della Casa Bianca si è consumato uno scontro che definire grottesco è poco. Da una parte Donald Trump, pericoloso e arrogante miliardario senza anima né scrupoli, incarnazione perfetta di ciò che gli Stati Uniti sono sempre stati: un impero che piega il mondo ai suoi interessi, con le buone o con le cattive. Dall’altra Volodymyr Zelensky, leader ucraino attirato in una trappola politico-mediatica senza precedenti, umiliato in diretta mondiale davanti a Trump e al suo vice Vance. Uno spettacolo osceno, delirante, drammatico. E no, nessuno – tantomeno Zelensky – merita di essere trattato così.

Gli USA non sono nuovi a questi giochi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno scatenato o alimentato almeno 70 fra guerre e proxy war – dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Siria al Vietnam – spesso mascherando bombe con retorica democratica, altre volte senza nemmeno prendersi il disturbo. Ma sempre lasciando fiumi di sangue e macerie dietro di sé. Ieri, però, abbiamo toccato un nuovo fondo: un vertice che doveva essere riservato, un faccia a faccia cruciale per la geopolitica mondiale, si è trasformato in uno scontro verbale senza esclusione di colpi, a mani nude, in pubblico, come un pestaggio sotto ai riflettori. Ingenuo Zelensky a non pretendere un bilaterale in privato: forse pensava che la trasparenza lo salvasse. Errore fatale. Con i “maghi di Hollywood” non si scherza.

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E Trump? Non credetelo troppo importante: sul tavolo ha lo stesso “libro nero degli ordini” che aveva Biden, dove stanno le istruzioni per l’Ucraina e per la Palestina. Stessa lista della spesa: risorse, controllo, potere. In Ucraina si chiamano “terre rare”, quelle che fino a ieri nessuno nominava ma che, guarda caso, sono lì da sempre. E a scrivere il “libro nero degli ordini” non sono i presidenti, meri esecutori che prestano solo la faccia all’opinione pubblica, sia chiaro: sono l’industria bellica e le lobby di potere USA, spesso con un filo diretto con Israele. Trump è dunque solo l’attore di turno, il frontman che esegue.

Chi da anni teme per il popolo ucraino, e per tutti i popoli di quelle nazioni destabilizzate da ingerenze esterne a scopo coloniale, non è sorpreso. La posizione strategica dell’Ucraina è una maledizione: schiacciata fra USA, Russia e un’UE incapace di contare qualcosa. Dal 2014, con il golpe di Maidan e le manovre occidentali, l’Ucraina è stata un burattino nelle mani di Washington.

Zelensky stesso ha fatto la sua parte: definendo “necessario contrastare l’influenza russa”, ha di fatto messo in atto la persecuzione della stampa (chiusura di tre canali televisivi: 112 Ukraine, NewsOne e ZIK, accusati di diffondere propaganda filo-russa), persecuzione dell’opposizione (dopo l’invasione russa, nel marzo 2022, 11 partiti di opposizione, inclusi alcuni minori, sono stati sospesi con la legge marziale, motivando la decisione con la necessità di unire il Paese contro l’aggressione esterna), persecuzione della comunità russofona (l’emissione di leggi discriminatorie, come le sue politiche linguistiche restrittive). Insomma, non è ciò che io considero l’operato di un “paladino della democrazia”, eletto per “riportare la pace in Ucraina”.

Volere il bene dell’Ucraina adesso significa una cosa sola: indipendenza. Da USA, Russia, UE. Serve un cessate il fuoco ora, un tavolo di pace fra i diretti interessati, ovvero Zelensky e Putin, mediato da un rappresentante europeo – qualcuno con la schiena dritta, se esiste. Non questo stillicidio infinito di sangue e propaganda. E Trump? Pensi a fare la sua “America Great Again” dentro ai suoi amati confini, senza rompere le scatole all’esterno, si riprenda i suoi militari, le sue basi, la sua lorda beneficienza e il suo falso buonismo pacifista. Ci sarà un conto da pagare? Siamo abituati. Alla lunga il conto da pagare sarà molto salato anche per gli USA.

Il problema è che non mi pare esista qualcuno in Europa capace di alzare la voce e dire queste cose. Se siamo messi così è proprio perché i nostri politici sono zerbini. Decenni a genuflettersi agli USA, senza costruire un’Europa forte, autonoma, economicamente e diplomaticamente solida. Oggi siamo fra il martello americano e l’incudine russa, ostaggi di una classe dirigente fragile che ha svenduto il nostro futuro a quelli che oggi sembrano essere i nostri aguzzini.

Sarà curioso, ora, guardare le prossime mosse di questo tragico balletto. Già vediamo i professionisti della propaganda fare piroette da manuale, dire una cosa e il suo contrario in poche ore. E chi, come me, aveva previsto tutto? Ignorato, se va bene. Etichettato come “collaborazionista del nemico”, se va male. Ma la domanda resta: chi è il nemico oggi? Trump che umilia Zelensky? Zelensky che reprime il suo popolo? O forse un sistema che ci ha portati tutti qui, a contare i morti mentre le lobby brindano? Chi è dunque il nuovo “cattivo”? Ma soprattutto: esistono i “buoni”?

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