Dal 9 e 10 dicembre 2025 a Tunisi, in Tunisia, si e tenuto il 6° “High-Level Africa Forum on Women, Peace and Security” (WPS), che ha segnato un punto di svolta per la governance africana in materia di sicurezza e partecipazione femminile. A venticinque anni dall’adozione della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la riunione ha riunito alte cariche istituzionali, ex capi di Stato, diplomatici e rappresentanti della società civile per fare il punto su progressi, ritardi e necessità operative in un contesto geopolitico profondamente mutato.
Con un messaggio introduttivo di forte valore politico, il Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Mahmoud Ali Youssouf, ha ribadito che le società africane continuano a reggersi, spesso in condizioni estreme, sulla capacità delle donne di mantenere coesione, servizi e reti di protezione informale. Il riconoscimento rivolto alle donne sudanesi, a quelle della regione dei Grandi Laghi e del Sahel ha assunto il significato di una presa d’atto della centralità della loro azione nei processi di resilienza e ricostruzione.
Youssouf ha insistito sulla necessità di superare la fase delle enunciazioni per garantire un decennio orientato all’implementazione: accountability rafforzata, finanziamenti sostenibili, leadership femminile nelle istituzioni nazionali e regionali. Il quadro, ha evidenziato, rende necessaria la convergenza tra le dinamiche in corso: la campagna globale dei 16 Giorni di Attivismo, il rinnovato impegno del G20 sui diritti delle donne e la nuova Convenzione dell’UA per porre fine alla violenza contro donne e ragazze (CEVAWG). Senza progressi concreti nella protezione e nella partecipazione, ha avvertito, gli impegni politici non produrranno trasformazioni reali.
Una linea condivisa dalla Rappresentante Speciale dell’UA per Donne, Pace e Sicurezza, Liberata Mulamula, che ha sottolineato il rischio di arretramento in un ambiente securitario segnato da conflitti armati, terrorismo, pressioni sulle risorse e indebolimento democratico. Mulamula ha richiamato l’attenzione sul lento processo di ratifica di CEVAWG, ad oggi approvata da soli sette Stati, ricordando che l’assenza di un quadro giuridico continentale robusto alimenta la frammentazione normativa e lascia prive di tutela milioni di donne.
Tunisia, paese ospitante, ha colto l’occasione per porre in rilievo la propria tradizione riformista in materia di diritti delle donne. Il ministro degli Esteri e dell’Immigrazione dei Tunisini all’Estero, Mohamed Ali Nafti, ha richiamato la continuità tra il Codice dello Statuto Personale del 1956 e la Costituzione del 2022, che ha istituzionalizzato il principio di eguaglianza e aperto la strada alla nomina della prima donna a capo del governo nella regione. Un percorso che, come sottolineato, non ha valore meramente simbolico, ma riflette la convinzione che le donne debbano co-determinare i processi di pace e sicurezza.
Due ex presidenti, Sahle-Work Zewde (Etiopia) e Joyce Banda (Malawi), hanno introdotto una dimensione empirica e strategica: l’impatto dei conflitti sulle donne, la precarietà dei mezzi di sussistenza, la centralità del lavoro femminile nella tenuta delle comunità. Zewde ha invitato a considerare la pace come investimento strategico, non come aspirazione astratta, mentre Banda ha ricordato come la Risoluzione 1325 abbia formalizzato un ruolo che le donne africane esercitano da decenni nei percorsi di mediazione, riconciliazione e coordinamento umanitario.
Sul piano delle trasformazioni contemporanee, l’intervento della giudice emerita Effie Owuor ha richiamato i rischi della sfera digitale come nuovo teatro di incitamento, disinformazione e violenza. Per Owuor, occorre rafforzare sistemi di allerta precoce, mediazione e inclusione decisionale, allineando le politiche alle esperienze reali delle popolazioni coinvolte.
La discussione si è arricchita con gli interventi di Nyaradzayi Gumbonzvanda e di Grace Kabayo (Pan-African Women’s Organization), che hanno invocato maggiore investimento nelle operatrici di pace, sostegno alle giovani leader e rilancio dell’organizzazione continentale delle donne. Kabayo ha esteso la propria solidarietà a Paesi come Sud Sudan, Burundi e Repubblica Democratica del Congo, ricordando che l’azione tempestiva rappresenta l’unico antidoto all’espansione delle crisi.
La ministra tunisina Asma Jebri ha ufficialmente aperto i lavori ribadendo che la leadership femminile costituisce una priorità continentale, non un capitolo accessorio delle politiche di sicurezza. L’obiettivo del Forum è ora definire un quadro operativo per il prossimo decennio del WPS, capace di trasformare advocacy e principi in risultati misurabili.


