Due recenti pubblicazioni contribuiscono a riportare alla luce la storia dimenticata della comunità italiana in Tunisia, un capitolo poco noto ma significativo della migrazione mediterranea tra XIX e XX secolo.
Per lungo tempo, infatti, la narrazione pubblica italiana ha privilegiato le grandi diaspore transatlantiche verso le Americhe o quelle interne al continente europeo, lasciando in ombra i flussi migratori verso il Nord Africa. Eppure, migliaia di italiani — soprattutto siciliani e sardi — attraversarono il Mediterraneo per stabilirsi in Tunisia, dove contribuirono in modo rilevante allo sviluppo agricolo, industriale e culturale del paese. La loro presenza, pur non essendo legata a un progetto coloniale diretto come quello francese, si inserì in un mosaico complesso di relazioni tra popolazioni locali, potenze europee e comunità diasporiche, dando vita a una forma peculiare di convivenza mediterranea oggi troppo spesso rimossa dalla memoria collettiva.

Il primo libro, “C’era una volta la mia Tunisi” (BookSpring Edizioni), è un’opera autobiografica dell’italo-tunisino Mario Meo, nato a Tunisi da una famiglia emigrata. Il volume unisce memorie personali e riflessioni storiche, offrendo un vivido ritratto della vita quotidiana degli italiani nella capitale tunisina nel corso del Novecento. Meo descrive una realtà multiculturale e multireligiosa, in cui le comunità coesistevano e interagivano, contribuendo insieme allo sviluppo del paese. L’autore sottolinea che il suo lavoro non ha ambizioni accademiche, ma vuole sensibilizzare su un fenomeno migratorio scarsamente conosciuto che ha interessato decine di migliaia di italiani, in gran parte siciliani e sardi. Negli anni Venti, gli italiani erano la più numerosa comunità europea in Tunisia, con quasi 90.000 residenti. Il libro ricorda anche figure di rilievo nate o cresciute in questo contesto, come Claudia Cardinale, Luca Ronconi, Nicola Pietrangeli e Maurizio Valenzi. Meo propone così un contributo alla memoria collettiva, valorizzando i legami culturali e umani tra Italia e Tunisia.

La seconda pubblicazione, “Les Italiens de Tunisie: La construction d’une communauté entre migrations, colonisations et colonialismes (1896-1918)“, è un’opera storica di Gabriele Montalbano, ricercatore postdoc all’Università di Bologna, pubblicata dall’École française de Rome. Frutto di un lungo lavoro di ricerca, il libro analizza la formazione della comunità italiana in Tunisia tra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale. In questo periodo, l’Italia, giovane stato-nazione, conosce un’imponente emigrazione. Oltre alle mete più note nelle Americhe e in Europa, migliaia di italiani si stabiliscono anche nelle sponde sud del Mediterraneo, dove la Tunisia – già meta di precedenti flussi migratori e rifugi politici – diventa uno dei principali poli di attrazione. Dopo il 1881, la Tunisia è sotto protettorato francese, ma la presenza italiana resta predominante tra gli europei. Questa condizione genera attriti diplomatici tra Francia e Italia, con quest’ultima che considera la Tunisia una “colonia mancata”.
L’analisi di Montalbano mette in luce la posizione intermedia degli italiani nella società coloniale tunisina: né dominatori come i francesi, né dominati come i tunisini, ma comunque legati ai primi da vincoli culturali e ai secondi da condizioni sociali e lavorative comuni. Lo studio evidenzia come un’identità nazionale possa emergere anche fuori dai confini statali, modellata dalle dinamiche del potere e dalla mobilità. Montalbano insiste sull’importanza di riscoprire questi passaggi storici dimenticati come strumenti per comprendere e decostruire le narrazioni odierne su migrazione, identità e Mediterraneo. Il libro è stato realizzato con il supporto del Consiglio europeo della ricerca, nell’ambito del programma Horizon 2020.
In sintesi, le due opere – quella memorialistica di Meo e quella scientifica di Montalbano – si completano a vicenda: la prima riporta l’emozione e l’intimità della vita vissuta, la seconda offre gli strumenti per analizzare criticamente la complessità storica della presenza italiana in Tunisia. Entrambe sollecitano una riflessione più ampia sulla storia condivisa del Mediterraneo, sul ruolo delle migrazioni e sulla costruzione delle identità.


