La Tunisia ha ratificato la Convenzione del 1951 sullo status di persona rifugiata. Tuttavia, non ha mai istituito un sistema nazionale d’asilo, scegliendo di delegare le responsabilità delle procedure all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur).
Nel giugno 2024, però, il governo ha ordinato all’Acnur di sospendere tutte le registrazioni delle domande e la determinazione dello status di persona rifugiata.
Questa decisione, mai pubblicata e adottata nel periodo in cui l’Unione europea consolidava le sue politiche di esternalizzazione aumentando il sostegno a Tunisi, ha avuto effetti devastanti: le persone registrate presso l’Acnur, in gran parte in fuga da zone di conflitto come Sudan, Siria e Somalia, sono diminuite da 18.362 nel giugno 2024 a 7515 nell’aprile 2026.
Progressivamente, migliaia di persone vulnerabili si sono trovate prive di tutele, letteralmente in mezzo alla strada, alla mercé delle narrazioni xenofobe del presidente Kais Saied seguite dalla criminalizzazione delle ong e accompagnate da violenti raid delle forze di sicurezza e da espulsioni collettive e sommarie verso il deserto.
Amnesty International ha parlato con 12 persone richiedenti asilo espulse a partire dal giugno 2024, tra cui donne e minorenni. Prima di essere scaricate al confine con l’Algeria o la Libia, sono state sottoposte a torture e a violenze sessuali. Quelle prese da gruppi armati libici sono state trattenute per settimane e rimesse in libertà solo dopo il pagamento di un riscatto.
Un richiedente asilo afgano è stato arrestato dalle forze di sicurezza tunisine all’inizio del 2026 e, dopo due mesi di carcere, è stato rispedito a Kabul.


