Le piogge torrenziali che tra lunedì e martedì hanno colpito la Tunisia hanno lasciato dietro di sé un bilancio pesante in termini di vittime, danni e interruzioni della vita quotidiana, ma anche un effetto inatteso: lungo le coste del Cap Bon, la furia del mare e delle precipitazioni ha riportato alla luce tracce di un passato rimasto sepolto per secoli.
🇹🇳 | Des vestiges attribués à l’ancienne cité de Néapolis sont apparus sur la plage de Sidi El Mahersi, dans le gouvernorat de Nabeul, à la suite de la tempête Harry.
▪️ Des colonnes et un mur ont été mis au jour sur le rivage, en attendant les confirmations et études de… pic.twitter.com/8Q9fGyB3Rc
— Tounes El Khadra | تونس الخضراء 🌿🇹🇳 (@TounesKhadra) January 21, 2026
L’episodio di maltempo, legato alla tempesta Harry secondo i servizi meteorologici europei, è stato definito eccezionale per intensità e durata. In diverse aree del nord, dell’est e del centro-est del Paese si sono registrati cumulati di pioggia che non si osservavano da oltre settant’anni, con valori nettamente superiori alle medie stagionali di gennaio. I governatorati del Grande Tunisi, Monastir, Nabeul e Sousse sono stati tra i più colpiti, con allagamenti diffusi, piene improvvise e gravi disagi sia nei centri urbani sia nelle zone rurali.
Il sistema dei trasporti è andato in crisi, interi quartieri sono stati sommersi dall’acqua e le autorità hanno disposto la chiusura di scuole e uffici pubblici in ampie porzioni del territorio. Anche l’attività giudiziaria ha subito uno stop forzato, con la sospensione delle udienze e l’interruzione temporanea di numerosi servizi. Sul piano umano, il bilancio provvisorio conta almeno cinque vittime accertate e diverse persone disperse, tra cui pescatori sorpresi dalle condizioni estreme del mare. Le squadre della protezione civile hanno effettuato operazioni di soccorso complesse, evacuazioni e interventi per liberare le strade e assistere le popolazioni colpite, con il supporto dell’esercito nelle aree più critiche.
È però lungo il litorale della regione di Nabeul che l’evento meteorologico ha prodotto una scoperta inattesa. L’erosione del litorale e lo spostamento delle masse di sabbia hanno fatto emergere colonne, muri e altre strutture antiche sulle spiagge del Cap Bon. I primi rilievi suggeriscono che si possa trattare di resti riconducibili all’antica città di Néapolis, insediamento romano che, secondo le fonti storiche, sarebbe stato in parte distrutto e sommerso da eventi naturali circa duemila anni fa.
Flooding across Tunisia has killed at least five people after the heaviest rainfall seen in parts of the country in more than 70 years, authorities said.
Civil defence officials reported deaths in Moknine and Nabeul, with several others missing, as torrential rain inundated… pic.twitter.com/3mTJ7fhsaR
— Radar Africa (@radarafricacom) January 21, 2026
Ora la parola passa agli specialisti del patrimonio e agli archeologi, chiamati a documentare e analizzare le strutture riaffiorate, valutandone l’estensione, lo stato di conservazione e le misure di tutela necessarie. La scoperta riaccende l’attenzione su un patrimonio archeologico costiero fragile, esposto non solo al tempo ma anche all’intensificarsi di fenomeni climatici estremi.
L’ondata di maltempo ha infatti riaperto il dibattito sulla vulnerabilità delle infrastrutture e dei territori di fronte a eventi meteorologici sempre più violenti. Allo stesso tempo, mette in evidenza come il cambiamento delle condizioni ambientali possa incidere anche sulla conservazione della memoria storica, portando alla luce vestigia dimenticate ma, al contempo, esponendole a nuovi rischi. In Tunisia, l’emergenza climatica e la tutela del patrimonio si sono così incrociate, mostrando due facce della stessa crisi.


