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Sviluppo

Tunisia, piano di rilancio agricolo e riforme nel settore dell’olio d’oliva

La Tunisia investe in un piano strategico per il rilancio dell'agricoltura e del settore olivicolo, puntando alla sostenibilità e alla modernizzazione entro il 2025.

La Tunisia sta implementando un piano di sviluppo ambizioso per il settore agricolo, considerato un pilastro fondamentale dell’economia nazionale nonostante contribuisca al PIL per il solo 10% e riceva il 7% dei finanziamenti bancari. Il Ministro dell’Agricoltura, Ezzeddine Ben Cheikh, ha delineato una strategia che mira a rafforzare la sicurezza alimentare e idrica, potenziando l’agricoltura biologica e il turismo ecologico, con l’obiettivo di combattere il cambiamento climatico e rivitalizzare il settore entro il 2025. Sono stati stanziati 465 milioni di dinari per il miglioramento della produzione agricola, con particolare attenzione ai comparti dei datteri e degli agrumi, e al bilanciamento dei sistemi produttivi.

Il piano prevede anche un massiccio intervento sulle risorse idriche, duramente colpite da cinque anni consecutivi di siccità, con una riduzione delle riserve idriche nazionali. Il Ministero punta a raggiungere una capacità di mobilitazione delle risorse idriche del 95%, realizzando progetti infrastrutturali come il collegamento tra dighe e la costruzione della mega-diga di Mellègue. Con un investimento di circa 850 milioni di dinari, è prevista anche una gestione più efficace delle risorse esistenti e la riduzione delle perdite d’acqua.

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Parallelamente, il governo tunisino sta lavorando a una ristrutturazione del settore dell’olio d’oliva, in cui la Tunisia si posiziona come secondo produttore mondiale. Tuttavia, il comparto presenta sfide significative, come la vetustà delle infrastrutture, la mancanza di investimenti e la speculazione. L’Office National de l’Huile (ONH) ha fissato prezzi di riferimento tra 14 e 18 dinari per litro per la campagna 2024-2025, nel tentativo di stabilizzare il mercato e garantire un guadagno ai produttori. Tuttavia, i piccoli agricoltori criticano tali prezzi, ritenendoli insufficienti per coprire i costi di produzione.

La ristrutturazione ha anche scatenato una serie di azioni contro la corruzione, inclusa l’arresto di figure di spicco come Abdelaziz Makhloufi, CEO del gruppo CHO e principale esportatore di olio d’oliva, e dell’ex Ministro dell’Agricoltura, Samir Taïeb:

Tunisia, arrestato Abdelaziz Makhloufi: inchiesta per corruzione e conseguenze sul settore dell’olio d’oliva

Il piano del governo include misure per modernizzare il settore, come la digitalizzazione delle transazioni e un migliore controllo della distribuzione, nonché iniziative per limitare l’influenza degli intermediari.

Infine, il programma di sviluppo prevede investimenti significativi nell’istruzione e nella ricerca agricola, destinando 229 milioni di dinari alla formazione e agli studi sui suoli e sulle risorse idriche. La sfida centrale rimane trasformare le riforme attuali in una strategia di sviluppo sostenibile che possa portare benefici a lungo termine, garantendo anche un miglioramento delle condizioni di vita dei piccoli produttori che rappresentano il cuore del settore olivicolo.

Questi sforzi delineano un tentativo di rinnovamento profondo e strutturale per un settore che rappresenta il 40% delle esportazioni agricole tunisine, con l’obiettivo di garantirne la sostenibilità e preservarne il valore economico e culturale nel lungo periodo.

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