Il fenomeno dei suicidi tra i migranti tunisini detenuti nelle carceri italiane sta assumendo proporzioni allarmanti. Secondo l’ex deputato tunisino e attivista Majdi Karbai, che ha denunciato l’ultimo caso attraverso i social media il 30 dicembre 2024, si tratta del decimo decesso registrato nell’anno. L’ultima vittima, un giovane detenuto nella prigione di Piacenza, si aggiunge a una lunga lista di morti sospette che coinvolgono cittadini tunisini incarcerati in Italia.
🇹🇳🇮🇹🔴Majdi Karbai, ancien député des tunisiens d’Italie et militant a annoncé la mort d'un Tunisien de 27 ans dans la prison italienne de Piacenza, dans des circonstances mystérieuses.
Il a rapporté que c'était le dixième décès d'un Tunisien dans les prisons italiennes en…
— Ifriqiya🇹🇳 (@tunisialphanews) December 30, 2024
Questi eventi hanno suscitato preoccupazione tra le associazioni tunisine e italiane, che da anni denunciano le condizioni degradanti nei centri di detenzione amministrativa e nelle carceri italiane. Secondo queste organizzazioni, i migranti subiscono frequentemente maltrattamenti fisici e psicologici, spesso causa di traumi profondi che possono portare all’automutilazione e, nei casi più gravi, al suicidio.
Un esempio emblematico risale a novembre 2024, quando la famiglia di Fadi Ben Sassi, un giovane tunisino di 20 anni morto apparentemente suicida in una prigione italiana, ha riportato il corpo in patria per la sepoltura. Il caso di Ben Sassi non è isolato: in marzo 2024, un altro tunisino di 29 anni, padre di famiglia, è deceduto in circostanze sospette durante la sua detenzione.
Les suicides de migrants tunisiens dans les prisons italiennes sont en augmentation https://t.co/0CiCJnl8R2 pic.twitter.com/VgLSUaoDbG
— RFI Afrique (@RFIAfrique) January 3, 2025
Un’indagine di Avvocati senza Frontiere del 2022 aveva già evidenziato l’entità degli abusi, rivelando che l’88% dei migranti tunisini rimpatriati dall’Italia aveva subito maltrattamenti fisici e psicologici durante il periodo di detenzione. Tali abusi, secondo il rapporto, aumentano il rischio di comportamenti autodistruttivi.
La situazione è aggravata dal silenzio delle autorità tunisine e italiane, che non forniscono risposte né alle famiglie delle vittime né all’opinione pubblica. Nel 2024, secondo Mustapha Laouini, rappresentante dell’Istituto Nazionale Confederale di Assistenza in Italia, circa 3.000 tunisini erano detenuti nelle carceri italiane. Questo dato conferma l’urgenza di affrontare il problema sia a livello politico che umanitario.
Mancava un mese per la sua uscita del carcere, un altro mandato di arresto nei confronto del giornalista Mourad Zeghidi. Pare che entra nelle carceri di #Saied come entrasse nel buco nero non esci più. Quando la magistratura diventa un elemento di oppressione. #Tunisia
— Majdi karbai مجدي الكرباعي (@karbai) December 4, 2024
Le ONG, sostenute da attivisti come Majdi Karbai, continuano a chiedere maggiore trasparenza e miglioramenti nelle condizioni di detenzione, sottolineando che il rispetto dei diritti umani deve essere prioritario per entrambi i paesi. Tuttavia, le morti recenti dimostrano che la strada da percorrere è ancora lunga.


