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Diritti umani

Tunisia, un anno di carcere al giornalista Haythem El Mekki: nuova condanna contro la libertà di stampa

In Tunisia il giornalista Haythem El Mekki è stato condannato a un anno di carcere per opinioni espresse sui social media, in un caso che riaccende le preoccupazioni sul progressivo deterioramento della libertà di stampa sotto la presidenza di Kais Saied.

La condanna a un anno di reclusione del giornalista tunisino Haythem El Mekki rappresenta un nuovo episodio del progressivo restringimento degli spazi di libertà di espressione in Tunisia. Figura molto nota del panorama mediatico nazionale e da anni critico nei confronti del presidente Kais Saied, El Mekki ha annunciato di aver ricevuto la sentenza della Corte d’appello per alcuni contenuti pubblicati sui propri profili social.

Il procedimento giudiziario era stato avviato nel 2024 sulla base del cosiddetto Decreto 54, la normativa introdotta dal presidente Saied nel settembre 2022 per contrastare la diffusione di false informazioni e i reati informatici. Fin dalla sua entrata in vigore, tuttavia, numerose organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato un utilizzo sempre più estensivo della legge nei confronti di giornalisti, oppositori politici e attivisti.

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Nel caso di El Mekki, l’inchiesta era nata dopo alcune sue denunce sulle gravi condizioni igienico-sanitarie dell’obitorio dell’ospedale pubblico di Sfax, città costiera fortemente interessata dalle conseguenze della crisi migratoria nel Mediterraneo. In primo grado il tribunale aveva riconosciuto il carattere di interesse pubblico delle sue osservazioni, disponendo l’archiviazione del procedimento. La Corte d’appello ha però ribaltato quella decisione, infliggendo al giornalista una pena detentiva di dodici mesi.

La sentenza ha suscitato la dura reazione del Sindacato nazionale dei giornalisti tunisini (SNJT), che ha parlato di un’ulteriore escalation nella pressione esercitata sui professionisti dell’informazione. Secondo il sindacato, il moltiplicarsi di procedimenti giudiziari contro giornalisti contribuisce a creare un clima di intimidazione e favorisce fenomeni di autocensura.

Non si tratta del primo procedimento a carico di El Mekki. Dal 2023 il giornalista è stato coinvolto in tre distinti casi giudiziari, tutti collegati a commenti critici espressi durante trasmissioni radiofoniche o attraverso i propri canali social. Dopo aver lasciato Mosaique FM, una delle principali emittenti del Paese, ha continuato la propria attività editoriale collaborando con la piattaforma indipendente Rachma e mantenendo una presenza costante nel dibattito pubblico.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di arretramento delle libertà civili. Dopo la rivoluzione del 2011, che portò alla caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia era stata considerata l’esperienza democratica più riuscita della cosiddetta Primavera araba. La libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione erano diventati simboli della transizione democratica.

Secondo numerose organizzazioni nazionali e internazionali, la situazione ha iniziato a cambiare profondamente dal 25 luglio 2021, quando il presidente Kais Saied ha sospeso il Parlamento, assunto poteri straordinari e iniziato a governare per decreto. Da allora, osservatori indipendenti denunciano un progressivo ridimensionamento delle garanzie democratiche e un crescente ricorso agli strumenti giudiziari nei confronti delle voci critiche.

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