Nel sud-ovest dell’Uganda, il distretto di Bushenyi si trova ad affrontare una crisi silenziosa ma profonda: oltre 420 studenti con disabilità rischiano di abbandonare il percorso scolastico a causa della grave carenza di insegnanti formati nell’educazione speciale. Un deficit strutturale che non riguarda solo l’accesso all’istruzione, ma la sua qualità e la reale inclusività del sistema educativo.
A lanciare l’allarme è Nicholas Natuha, responsabile distrettuale per l’educazione speciale, che descrive una situazione ormai al limite. In tutto il distretto si contano appena una dozzina di operatori formati, ma escludendo dirigenti scolastici e figure amministrative, restano soltanto nove insegnanti effettivamente attivi nelle classi. Un numero del tutto insufficiente per rispondere ai bisogni di studenti con disabilità fisiche, visive e uditive.
Particolarmente critica è la condizione degli studenti sordi: solo tre insegnanti nel distretto possiedono competenze nella lingua dei segni, lasciando di fatto molti alunni senza strumenti adeguati per seguire le lezioni. La conseguenza è un sistema educativo che, pur formalmente aperto, si rivela nei fatti inaccessibile.
Eppure, i dati dimostrano che il potenziale degli studenti con disabilità è tutt’altro che marginale. Nel 2024, tutti e cinque i candidati con bisogni educativi speciali hanno superato l’esame conclusivo della scuola primaria (Primary Leaving Examination). Un risultato che evidenzia come, in presenza di supporti adeguati, questi studenti possano raggiungere risultati significativi. Tuttavia, proprio la mancanza di continuità nel sostegno educativo determina un drastico calo delle iscrizioni tra il penultimo e l’ultimo anno della primaria.
Il problema si aggrava ulteriormente nel passaggio alla scuola secondaria. Secondo Nelson Babimanya, docente universitario specializzato in educazione inclusiva, molti studenti con disabilità non vengono nemmeno iscritti alle scuole superiori. Tra coloro che riescono ad accedervi, numerosi abbandonano precocemente, a causa della mancanza di insegnanti preparati e di strumenti adeguati.
A questa criticità si aggiungono disfunzioni amministrative: alcuni istituti registrano gli studenti con disabilità come candidati ordinari presso l’ente nazionale per gli esami, privandoli così di misure compensative fondamentali, come tempi aggiuntivi o assistenza durante le prove.
Le difficoltà non sono soltanto didattiche. Gli studenti denunciano anche una dimensione sociale problematica, fatta di isolamento e stigmatizzazione. Pofia Kabugho, studentessa con disabilità, racconta episodi di scherno da parte dei compagni e segnala una didattica poco attenta alle diverse esigenze di apprendimento. Anche il sostegno istituzionale appare debole e discontinuo, percepito più come promessa elettorale che come politica strutturata.
Dal lato degli insegnanti, emerge un senso diffuso di impreparazione. Molti docenti non hanno ricevuto alcuna formazione specifica e si trovano a gestire situazioni complesse con strumenti inadeguati. In alcuni casi, gli studenti trascorrono intere giornate scolastiche senza un reale coinvolgimento nelle attività educative.
Recenti iniziative di formazione rappresentano un primo tentativo di colmare il divario, ma restano insufficienti rispetto alla portata del problema. La richiesta, condivisa da operatori e osservatori, è chiara: un intervento urgente del Ministero dell’Istruzione, orientato sia al reclutamento di insegnanti specializzati sia al rafforzamento delle competenze del personale già in servizio.
La crisi di Bushenyi non è un caso isolato, ma un indicatore di una sfida più ampia che riguarda molti sistemi educativi nei contesti a risorse limitate: trasformare il principio dell’educazione inclusiva in una pratica concreta, capace di garantire pari opportunità a tutti gli studenti.


