Cinque commercianti ugandesi sono stati posti in custodia cautelare dopo una protesta organizzata davanti all’abitazione della ministra per Kampala e gli Affari Metropolitani, Minsa Kabanda. La vicenda, avvenuta nella capitale Kampala, nasce dalla richiesta di risarcimenti per le perdite subite durante le recenti alluvioni, che hanno distrutto merci e compromesso l’attività economica di numerosi operatori commerciali.
Secondo l’accusa, il 30 giugno i manifestanti avrebbero guidato un gruppo di oltre cinquanta persone fino alla residenza privata della ministra, disturbando l’ordine pubblico e incitando ad azioni violente con l’intenzione di arrecare danno alla rappresentante del governo. I cinque imputati hanno respinto le accuse, ma il tribunale li ha rinviati in carcere fino alla prossima udienza, fissata per il 22 luglio, lasciando comunque aperta la possibilità di presentare richiesta di libertà su cauzione.
La ministra Kabanda ha definito inappropriata la scelta dei manifestanti di rivolgersi direttamente alla sua abitazione, sostenendo che le richieste avrebbero dovuto essere presentate attraverso i canali istituzionali. Ha inoltre precisato che le competenze sui risarcimenti spettano al Ministero per il Soccorso, la Preparazione ai Disastri e i Rifugiati, e non al dicastero da lei guidato.
Una ricostruzione diversa arriva però dalla Federation of Uganda Traders Association (FUTA). Il presidente dell’associazione, John Kabanda, sostiene che molti commercianti fossero convinti che i fondi destinati ai risarcimenti fossero bloccati proprio presso il ministero competente per Kampala. Secondo FUTA, il governo aveva annunciato uno stanziamento di circa 20 miliardi di scellini ugandesi per sostenere le vittime delle alluvioni, ma gli aiuti non sarebbero ancora arrivati ai beneficiari. L’associazione denuncia inoltre divergenze tra gli elenchi dei commercianti predisposti dalle autorità cittadine e quelli elaborati dagli stessi operatori economici, alimentando sospetti e tensioni.
La vicenda mette in evidenza un problema che va oltre il singolo episodio giudiziario. Dopo un disastro naturale, la gestione degli aiuti economici rappresenta spesso uno dei passaggi più delicati della ricostruzione. Ritardi, incertezze amministrative e scarsa trasparenza possono trasformare una crisi ambientale in una crisi sociale e politica, soprattutto quando migliaia di famiglie e piccoli imprenditori attendono risposte indispensabili per riprendere le proprie attività.
Il procedimento giudiziario dovrà ora chiarire le responsabilità dei manifestanti, mentre resta aperta la questione più ampia dell’effettiva distribuzione dei risarcimenti e della fiducia tra cittadini e istituzioni nella gestione delle conseguenze delle alluvioni.


