I vicini impiccioni hanno avuto il loro momento di gloria e hanno ricevuto congratulazioni per essersi dimostrati ligi patrioti.
Il 18 febbraio ad Arua, nel nordovest dell’Uganda, due donne di 21 e 22 anni sono state fotografate mentre si baciavano fuori dall’appartamento nel quale convivevano da un anno. Con le prove del “reato” negli smartphone, dalle case vicine sono partite le telefonate alla polizia.
In effetti dovremmo togliere le virgolette alla parola “reato”, dato che quel gesto è criminalizzato ai sensi della Legge contro l’omosessualità, entrata in vigore il 29 maggio 2023.
La normativa, una delle più dure al mondo, impone l’ergastolo per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e fino a dieci anni di carcere per il mero tentativo di compierli; prevede anche la pena di morte per l’”omosessualità aggravata” e criminalizza la “promozione” dell’omosessualità.
Ma torniamo ad Arua. La portavoce della polizia locale ha dichiarato: “I vicini ci hanno contattato denunciando che le due [ragazze] si stavano baciando in pubblico. Ci hanno mostrato foto in cui si stavano palesemente baciando”.
Sempre i vicini, galvanizzati dal plauso alla loro spiata, hanno rincarato la dose: hanno parlato di gruppi di donne che si recavano nell’appartamento, che è dotato di una sola camera da letto. In parole povere: in quella casa si svolgevano orge lesbiche.
“Questa è la conferma di quanto sia pericoloso vivere in Uganda per le persone lgbtqia+. La legge ha prodotto un clima di ricatti ed estorsioni e le vittime temono che se sporgono denuncia verranno arrestate e processate”, ha dichiarato l’attivista per i diritti umani Frank Mugisha.
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