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Emergenze

Uganda e Congo, l’allarme Ebola riporta l’Africa orientale sotto pressione sanitaria

L’Africa orientale torna a confrontarsi con un incubo vero e proprio, l’Ebola. Tra Uganda e Repubblica Democratica del Congo si è riaccesa l’attenzione sanitaria regionale dopo la conferma di un nuovo focolaio nella provincia congolese dell’Ituri e l’individuazione in Uganda di un caso importato legato al ceppo Bundibugyo del virus.

L’Africa CDC, il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha lanciato un appello urgente per rafforzare il coordinamento tra i Paesi coinvolti, temendo una diffusione oltre frontiera favorita dai continui movimenti di popolazione nella regione dei Grandi Laghi.

Secondo i dati preliminari diffusi dalle autorità sanitarie congolesi, i casi sospetti registrati nell’Ituri sarebbero oltre duecento, con decine di morti già segnalate nelle aree di Mongwalu e Rwampara. Le analisi di laboratorio effettuate dall’Institut National de Recherche Biomédicale hanno confermato la presenza del virus Ebola Bundibugyo in numerosi campioni esaminati.

A preoccupare ulteriormente è stato il caso emerso a Kampala. Il ministero della Salute ugandese ha confermato la morte di un cittadino congolese di 59 anni, ricoverato nei giorni scorsi al Kibuli Muslim Hospital. Kampala ha precisato che il contagio sarebbe stato importato dalla RDC e che, al momento, non risultano trasmissioni locali accertate.

La situazione, però, viene osservata con estrema cautela. Le aree colpite sono attraversate da forti flussi migratori, attività minerarie e movimenti commerciali continui, elementi che complicano il tracciamento dei contatti e aumentano il rischio di propagazione del virus verso Uganda e Sud Sudan.

“Africa CDC resta al fianco dei governi e delle popolazioni della RDC e dell’Uganda”, ha dichiarato il direttore generale Jean Kaseya, sottolineando la necessità di una risposta “rapida, scientifica e coordinata”. L’organizzazione continentale ha già attivato squadre di emergenza, rafforzato il monitoraggio epidemiologico e convocato una riunione straordinaria con autorità sanitarie regionali e partner internazionali.

Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della sorveglianza alle frontiere, la gestione dei contatti, la protezione del personale sanitario e la disponibilità di strumenti diagnostici, dispositivi di protezione e possibili contromisure mediche.

L’emergenza riporta alla luce anche le fragilità strutturali della regione. In molte aree rurali dell’est congolese, l’insicurezza e la presenza di gruppi armati rendono difficile raggiungere le comunità più isolate. Intanto, le autorità sanitarie devono affrontare diffidenza, disinformazione e sistemi ospedalieri spesso sotto fin troppo pressione.

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