Il 16 novembre 2024 Kizza Besigye, uno dei leader dell’opposizione ugandese, è scomparso in Kenya, dove si trovava da alcuni giorni.
Il 20 novembre è riapparso davanti alla Corte marziale di Kampala, dove è stato accusato di possesso illegale d’arma da fuoco e di alto tradimento; si è poi venuto a sapere che era stato illegalmente arrestato a Nairobi da uomini dei servizi segreti ugandesi, con la probabile complicità delle autorità keniane. Dopo l’udienza, è stato portato nel carcere di Luzira, che è la prigione di massima sicurezza della capitale Kampala.
Kizza Besigye, nato in Uganda il 22 aprile del 1956, dopo la laurea in medicina, entrò nella ribellione ugandese e fu il medico personale di Yoweri Museveni, che, dopo aver vinto la guerra civile contro Obote, nel gennaio 1986 divenne presidente della Repubblica. Nel 2001 Besigye si congedò dall’esercito con il grado di colonnello, entrò a far parte dell’opposizione e si candidò alle elezioni presidenziali, venendo sconfitto da Museveni.
Besigye presentò ricorso alla Corte Suprema ed i cinque giudici dichiararono all’unanimità che c’erano stati brogli elettorali; quando però si votò per annullare le elezioni, i giudici decisero a maggioranza (tre a due) di non annullarle. Nel giugno 2001 Kizza Besigye fu arrestato per la prima volta, con l’accusa di alto tradimento e di aver formato un gruppo armato di ribelli (l’Esercito di redenzione del popolo). Fiutata l’aria, il leader dell’opposizione decise di andare in esilio e si rifugiò in Sudafrica, dove visse per quattro anni.
Il 26 ottobre 2005 Besigye ritornò in Uganda, con l’intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali del febbraio 2006. Il 14 novembre fu arrestato, con l’accusa di stupro e di presunti legami con un gruppo di ribelli. Nonostante fosse un civile, Besigye fu portato davanti alla Corte marziale, in palese violazione della Costituzione ugandese. Mentre il leader dell’opposizione era in galera, il dittatore Museveni poteva tranquillamente fare campagna elettorale e vincere le elezioni col solito metodo dei brogli elettorali (secondo i risultati ufficiali, il presidente uscente ottenne il 59% e Besigye il 37%). Anche questa volta la Corte Suprema dichiarò che le elezioni erano state falsate dalla violenza, dall’intimidazione e da altre irregolarità, ma a maggioranza (quattro a tre) la Corte decise di non annullare il voto. Dopo le elezioni, Besigye fu assolto con formula piena: ancora oggi egli è incensurato.
Per altre due volte, nel 2011 e nel 2016, Kizza Besigye fu il principale candidato dell’opposizione, ma in entrambe le elezioni fu sconfitto. Alla fine decise di fare un passo indietro, in favore di un candidato più giovane, che venne anche lui sconfitto, col solito sistema, alle elezioni del 2021. Dopo essere stato arrestato per l’ennesima volta nel 2022, Besigye si ritirò, almeno apparentemente, dalla politica attiva.
Come evidenziato all’inizio, Besigye si trova attualmente in prigione a Kampala in cella d’isolamento e rifiuta il cibo perché ha paura d’essere avvelenato (alcuni anni fa, suo fratello minore è morto in carcere). Poiché le autorità ugandesi hanno vietano alla famiglia di portargli il cibo, il sessantottenne rischia di morire di fame. Ancora più grave è che il figlio del dittatore Museveni, il generale Muhoozi, abbia più volte pubblicamente dichiarato di voler impiccare Besigye ed esporre il suo cadavere nella piazza principale di Gulu (città del Nord dell’Uganda). È importante sottolineare che in Uganda l’alto tradimento è punito con la pena di morte. Poiché a febbraio dovrà essere la Corte marziale a decidere la sua sorte, si teme che i giudici militari si facciano influenzare da Muhoozi, che è il capo dell’esercito. Tanto per capire il personaggio, alcuni anni fa Muhoozi dichiarò di voler sposare Giorgia Meloni e d’essere pronto a offrire 100 mucche come dote per il matrimonio (in Uganda è il fidanzato che porta la dote). Se però il capo del governo italiano avesse rifiutato l’offerta di matrimonio, egli avrebbe fatto marciare le sue truppe fino a Roma.
Di fronte a questa situazione drammatica, c’è da sperare solo in un intervento deciso della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti, che da sempre sono i principali sostenitori del dittatore Museveni. Un ruolo importante potrebbe essere svolto dall’ONU, anche considerando che la moglie di Besigye, Winnie Byanyima, è la direttrice esecutiva dell’UNAIDS, il programma delle Nazioni Unite per coordinare la lotta contro l’AIDS.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche giovedì 15 Ottobre 2026


