La decisione di Ankara di non estradare Fred Lumbuye, blogger ugandese in esilio e figura fortemente critica nei confronti del presidente Yoweri Museveni, ha aperto una crisi diplomatica tra Uganda e Turchia. Kampala ha annunciato il 19 settembre la sospensione, con effetto immediato, di ogni forma di cooperazione militare e di difesa con Ankara.
La misura è stata comunicata dalle Uganda People’s Defence Forces (UPDF), secondo cui la sospensione resterà in vigore fino alla soluzione delle questioni ancora aperte tra i due Paesi. Si tratta di una brusca battuta d’arresto nei rapporti bilaterali, dopo circa un decennio di collaborazione nel settore della difesa e, in particolare, nella lotta al terrorismo.
Uganda has suspended military cooperation with Turkey amid a diplomatic row over political blogger Fred Lumbuye, who is wanted by Kampala and has been living in Turkey for several years. pic.twitter.com/nUosHttlQq
— Firstpost (@firstpost) September 20, 2026
Al centro dello scontro c’è Fred Lumbuye, blogger ugandese che vive in Turchia almeno dal 2021 e che attraverso i social network è diventato una delle voci più conosciute dell’opposizione al potere di Kampala. Il suo canale YouTube conta circa 150 mila iscritti. Le autorità ugandesi chiedono da tempo la sua estradizione e gli contestano quindici capi d’accusa, tra cui incitamento alla violenza, diffusione di false informazioni e uso improprio di sistemi informatici.
La tensione è aumentata nei giorni precedenti alla decisione. Il 18 settembre alcuni membri della Patriotic League of Uganda (PLU), organizzazione legata a Muhoozi Kainerugaba, capo delle forze armate e figlio del presidente Museveni, hanno manifestato davanti all’ambasciata turca a Kampala chiedendo la consegna di Lumbuye alle autorità ugandesi. Ankara, tuttavia, non ha accolto la richiesta.
La vicenda supera così il caso giudiziario individuale e investe direttamente le relazioni tra i due Stati. La scelta di Kampala di collegare la cooperazione militare all’estradizione di un oppositore mostra quanto il dossier Lumbuye abbia assunto una dimensione politica e diplomatica. Il governo ugandese considera le sue attività online materia di rilevanza penale e di sicurezza; il mancato accoglimento della richiesta di estradizione da parte turca ha invece impedito, almeno per ora, il suo trasferimento in Uganda.
Il caso richiama inoltre una questione più ampia che riguarda numerosi oppositori politici africani residenti all’estero: il ruolo dello spazio digitale nella costruzione di un dissenso transnazionale. YouTube e gli altri social network consentono infatti di intervenire quotidianamente nel dibattito politico del Paese d’origine pur trovandosi fisicamente fuori dai suoi confini. Parallelamente, i governi cercano di estendere oltre il territorio nazionale la propria capacità di perseguire persone accusate di reati connessi alle loro attività politiche e comunicative.
Nel caso ugandese, questa tensione ha prodotto conseguenze insolite sul terreno delle relazioni internazionali. Una controversia sull’estradizione di un blogger è arrivata a interrompere una cooperazione militare costruita nell’arco di anni. Kampala ha lasciato aperta la possibilità di ripristinarla una volta risolte le questioni pendenti, ma per il momento il caso Fred Lumbuye resta un punto di frizione tra Uganda e Turchia.


