Kizza Besigye, storico oppositore ugandese e figura di spicco nella politica del Paese, è stato arrestato in Kenya e successivamente estradato in Uganda in circostanze controverse. L’arresto, avvenuto il 16 novembre in un appartamento di Nairobi, ha portato alla scoperta, secondo l’accusa, di due pistole e munizioni illegali. Besigye e un suo collaboratore, Hajj Lutale Kamulegeya, sono stati poi trasferiti in Uganda, dove Besigye è comparso il 20 novembre davanti a una corte marziale di Kampala. Le accuse mosse contro di lui includono attentato alla sicurezza nazionale, attività sovversive finalizzate a destabilizzare l’Uganda e possesso illegale di armi.
Besigye abducted in Nairobi
UG opposition leader Dr. Kizza Besigye abducted in Nairobi
Besigye court martialed in Makyinde KampalaKenyan govt denies knowledge of Besigye’s abduction#JKLive @KoinangeJeff pic.twitter.com/hhADVrs8NK
— Citizen TV Kenya (@citizentvkenya) November 20, 2024
Durante l’udienza, Besigye ha respinto tutte le accuse, definendole “fabbricate” e dichiarandosi non colpevole. Ha inoltre contestato la giurisdizione della corte marziale, sostenendo che, essendo un civile, dovrebbe essere giudicato da un tribunale civile. Il suo avvocato, Me Erias Lukwago, ha sottolineato che i presunti reati sarebbero stati commessi al di fuori dei confini ugandesi, rendendo la corte incompetente a giudicarli, e ha denunciato irregolarità nell’estradizione, definendola un vero e proprio rapimento orchestrato con la complicità del governo kenyano.
Le autorità ugandesi hanno negato che si sia trattato di un rapimento, sostenendo che l’intera operazione è stata condotta in coordinamento con il Kenya. Tuttavia, l’episodio ha sollevato indignazione in Kenya, dove diverse figure politiche e attivisti per i diritti umani hanno denunciato le crescenti violazioni delle libertà fondamentali e la mancanza di trasparenza. Kalonzo Musyoka, ex vice-presidente kenyano, ha espresso preoccupazione per le sparizioni forzate, mentre l’avvocato e attivista James Orengo ha criticato il governo kenyano per non aver chiarito il proprio coinvolgimento.
In attesa della prossima udienza fissata per il 2 dicembre, Besigye rimane in detenzione preventiva. La vicenda ha riacceso il dibattito sui diritti umani e sulle libertà civili in Africa orientale, attirando l’attenzione sull’uso delle istituzioni legali per reprimere l’opposizione politica.


