Il principale esponente storico dell’opposizione ugandese, Kizza Besigye, è stato ricoverato in terapia intensiva a Kampala dopo essere collassato durante un’udienza del processo che lo vede imputato per tradimento. Secondo la ricostruzione dei presenti, il politico settantenne, apparso visibilmente debilitato, si è accasciato in aula mentre contestava la nomina di avvocati d’ufficio da parte dello Stato, chiedendo di poter scegliere autonomamente la propria difesa.
Besigye è detenuto dal novembre 2024, dopo essere stato arrestato in Kenya e trasferito in Uganda. Insieme al suo collaboratore Obeid Lutale è accusato di aver pianificato il rovesciamento del governo del presidente Yoweri Museveni. Entrambi respingono le accuse. In Uganda il reato di tradimento è punibile con la pena di morte.
La moglie di Besigye, Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di UNAIDS, ha dichiarato che il marito ha perso conoscenza ed è stato ricoverato in condizioni critiche, chiedendo che possa essere curato da un medico di fiducia in una struttura privata. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il leader dell’opposizione avrebbe inizialmente rifiutato le cure del personale sanitario governativo, mentre il reparto di terapia intensiva sarebbe presidiato da un imponente dispositivo di sicurezza.
La vicenda si inserisce in un contesto già fortemente contestato. L’avvocato principale di Besigye, Erias Lukwago, è stato arrestato nelle scorse settimane con accuse legate anch’esse al reato di tradimento, mentre l’avvocata keniana Martha Karua, chiamata a far parte della difesa, è stata respinta alla frontiera e non autorizzata a entrare nel Paese.
Negli ultimi mesi organizzazioni per i diritti umani, esponenti dell’opposizione e familiari hanno più volte chiesto la scarcerazione di Besigye per motivi umanitari, ricordando il progressivo deterioramento delle sue condizioni di salute. Già nel febbraio 2025 era stato ricoverato dopo uno sciopero della fame intrapreso per protestare contro la prolungata detenzione.
Anche Bobi Wine, altro importante leader dell’opposizione ugandese, ha definito la comparizione in tribunale di Besigye, nonostante le sue condizioni fisiche, una “grave violazione dei diritti fondamentali”.
Il caso ha riacceso l’attenzione della comunità internazionale sulla situazione politica ugandese. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha recentemente denunciato una progressiva repressione del dissenso nel Paese, parlando di un’erosione dello stato di diritto, di un crescente coinvolgimento dei militari nelle istituzioni civili e di una costante riduzione dello spazio civico. Osservazioni che si inseriscono in un clima di forte tensione politica mentre il presidente Museveni, al potere dal 1986, continua a fronteggiare le accuse dell’opposizione e delle organizzazioni internazionali riguardo alle restrizioni delle libertà politiche e civili.


