In Uganda, la memoria personale e la tutela della biodiversità si sono intrecciate in una cerimonia dal forte valore simbolico. Il 20 giugno 2026 l’imprenditore e investitore Sudhir Ruparelia, una delle figure più note del mondo economico ugandese, ha raggiunto con la propria famiglia l’isola di Ngamba, sul lago Vittoria, per adottare e dare un nome a un giovane scimpanzé di sette mesi.
L’animale è stato chiamato Rajiv Ruparelia, in ricordo del figlio dell’imprenditore, scomparso tragicamente il 3 maggio 2025 in un incidente stradale. Contestualmente, la famiglia ha donato 50 milioni di scellini ugandesi per il benessere dello scimpanzé e per sostenere le attività del santuario che ospita primati salvati dal traffico illegale o da altre situazioni di rischio.
L’iniziativa si inserisce in una tradizione ormai consolidata nel mondo della conservazione. La pratica di attribuire nomi agli scimpanzé divenne celebre negli anni Sessanta grazie agli studi della primatologa Jane Goodall nel Parco nazionale di Gombe, in Tanzania. All’epoca molti ricercatori consideravano poco scientifico attribuire nomi agli animali; successivamente, però, numerosi studi hanno evidenziato come gli scimpanzé possiedano personalità distinte, emozioni e relazioni sociali complesse.
Secondo i responsabili del Chimpanzee Trust, l’organizzazione che gestisce il santuario di Ngamba, le adozioni simboliche e le cerimonie di denominazione rappresentano anche uno strumento importante per raccogliere fondi destinati alla cura degli animali. Nel caso della famiglia Ruparelia, tuttavia, il legame con il progetto di conservazione era già consolidato da anni attraverso precedenti iniziative di sostegno.
Il piccolo Rajiv, identificato anche con le iniziali RR, è nato il 29 novembre 2025 da Africa, una femmina recuperata anni fa dopo essere stata sottratta ai trafficanti di fauna selvatica nell’Uganda occidentale. La nascita è stata considerata eccezionale dagli operatori del santuario, che da tempo applicano una politica di non riproduzione per evitare il sovraffollamento dell’isola, già vicina alla propria capacità massima di accoglienza. Secondo i veterinari, la gravidanza sarebbe stata il risultato del fallimento di un precedente impianto contraccettivo.
La vicenda richiama una questione più ampia che interessa molti centri di recupero della fauna africana. Da un lato cresce il numero di animali confiscati ai trafficanti o salvati da situazioni di pericolo; dall’altro, gli spazi disponibili e le risorse economiche restano limitati. La gestione delle popolazioni ospitate richiede quindi un delicato equilibrio tra protezione degli animali, sostenibilità delle strutture e possibilità di accogliere nuovi esemplari.
Durante la cerimonia, Sudhir Ruparelia ha ricordato il forte interesse del figlio per la natura e la conservazione ambientale. Ha sottolineato come la protezione della fauna non riguardi soltanto gli animali, ma anche una responsabilità morale verso le generazioni future e verso gli ecosistemi da cui dipende la vita delle comunità umane.
Il gesto assume così un significato che va oltre il semplice tributo familiare. In un Paese dove il turismo naturalistico rappresenta una componente importante dell’economia e dell’immagine nazionale, la conservazione della fauna selvatica continua a dipendere anche dal coinvolgimento di cittadini, fondazioni e imprese private. La storia del piccolo Rajiv mostra come il ricordo di una persona possa trasformarsi in un contributo concreto alla tutela di una delle specie più emblematiche dell’Africa.


