Il mondo del calcio africano e internazionale è in lutto per la tragica scomparsa di David Owori, 27 anni, capitano dello SC Villa e della nazionale ugandese, morto il 5 agosto scorso in seguito a una brutale aggressione subita per le strade di Kampala. Secondo le ricostruzioni della polizia, Owori è stato assalito da un gruppo di criminali mentre rientrava a casa nella zona di Makindye, un sobborgo della capitale. Il calciatore sarebbe stato accerchiato durante un tentativo di rapina, presumibilmente volto a sottrargli il telefono cellulare e altri effetti personali, ma dopo aver opposto resistenza è stato colpito ripetutamente con pietre e altri oggetti contundenti. Abbandonato sull’asfalto privo di sensi e in condizioni disperate, è stato soccorso da alcuni passanti e condotto d’urgenza in una struttura sanitaria vicina, per poi essere trasferito d’urgenza in un ospedale privato della capitale, dove è deceduto a causa della gravità dei traumi riportati. Cresciuto calcisticamente in patria, David Owori aveva vestito le maglie di club locali importanti come il Vipers SC, prima di un’esperienza in Europa con gli spagnoli del Vélez CF e gli svedesi dell’Utsiktens BK. Tornato in Uganda per legarsi nuovamente allo SC Villa, il club più titolato e rappresentativo della massima serie ugandese, ne era diventato pilastro e capitano, guidando la squadra alla conquista del 17º titolo nazionale nel 2024, il primo dopo vent’anni di digiuno. Grazie alle sue prestazioni, era rientrato stabilmente nella squadra nazionale (The Uganda Cranes), figurando anche nel gruppo preliminare in vista della prossima Coppa d’Africa in Marocco. La notizia ha scosso profondamente l’intera nazione, riaccendendo le polemiche sulla sicurezza e sulla crescente criminalità urbana a Kampala. Il Parlamento ugandese ha osservato un minuto di silenzio in memoria del giocatore. Mentre le autorità hanno avviato indagini serrate per assicurare i responsabili alla giustizia, familiari, compagni di squadra e tifosi piangono la prematura scomparsa di un atleta stimato e benvoluto da tutto il movimento calcistico africano. La Federazione Calcistica dell’Uganda (FUFA) lo ha ricordato così: “David non era solo un calciatore. Era un leader e una fonte d’ispirazione per un’intera generazione. In campo ha lottato con coraggio e passione, portando in alto le speranze di un’intera nazione.” Il drammatico episodio ha riacceso l’attenzione sulla criminalità urbana, che nella capitale ugandese resta un’emergenza. Tra luglio e agosto la polizia ha arrestato decine di sospetti legati alle cosiddette “panga squad” (bande armate di machete), sia a Makindye, dove è avvenuta l’aggressione a David Owori, sia a Katwe, un’area centrale e densamente popolata della capitale, spesso al centro delle cronache per episodi di criminalità urbana. Nelle grandi città ugandesi come Kampala ed Entebbe, la microcriminalità e i reati violenti — rapine a mano armata, furti con scasso, scippi — sono purtroppo all’ordine del giorno. Pur ospitando solo il 3,5% della popolazione ugandese, Kampala registra quasi il 40% dei reati denunciati nel Paese. Molti crimini di strada vengono compiuti da malviventi a bordo di moto (i cosiddetti boda-boda), che sfruttano la congestione del traffico per strappare telefoni, borse o computer portatili ai passanti, talvolta ricorrendo alla violenza fisica, come nel tragico caso di Owori. Le autorità ormai sconsigliano vivamente di camminare da soli dopo il tramonto, specialmente in zone isolate o poco illuminate. Gli standard di sicurezza a Kampala calano nettamente con il calare del sole: anche nelle zone residenziali le strade possono diventare insicure, con criminalità più elevata nei quartieri periferici o a forte densità demografica, penalizzati da servizi e infrastrutture carenti. Il susseguirsi di recenti episodi violenti soprattutto a Kampala ha aggravato il senso di insicurezza generale, rilanciando con forza nel dibattito politico l’urgenza di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine e di potenziare i sistemi di sorveglianza urbana. A questo si aggiunge un livello di allerta nel Paese legato alla presenza di gruppi ribelli islamici affiliati all’ISIS, come le Allied Democratic Forces (ADF), storicamente attivi lungo il confine con la Repubblica Democratica del Congo e responsabili in passato di attacchi e rapine anche in aree frequentate da turisti, in particolare nei parchi nazionali come il Queen Elizabeth National Park, dove nel 2023 persero la vita due turisti stranieri e la loro guida.
Mentre familiari, compagni di squadra e tifosi piangono la prematura scomparsa di un atleta stimato e benvoluto da tutto il movimento calcistico africano, spetta ora alle istituzioni il compito di trasformare l’indignazione in risposte concrete. È il tributo essenziale alla memoria di David Owori, affinché nessun’altra giovane vita debba spezzarsi sulla via di casa.


