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Editoriali

Un massacro nel massacro, a Gaza un eccidio di giornalisti

Un altro attacco alla libertà di stampa: con la morte di Anas Al-Sharif e di altri quattro colleghi, sale a 230 il bilancio dei reporter uccisi dal 7 ottobre 2023.

Sono morti bruciati vivi. Cinque giornalisti di Al Jazeera sono stati colpiti nella notte, quando sono ripresi i raid israeliani che da ieri si sono intensificati su Gaza city.  I più massicci degli ultimi sei mesi.
La squadra era nella tenda della tv qatariota allestita fuori dall’ospedale Al-Shifa quando un drone armato l’ha colpita in pieno.
La tragica notizia della morte dei reporter  Anas Al-Sharif è Muhammad Karika e dei cameramen Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa durante un’operazione militare israeliana, rappresenta un ulteriore drammatico esempio di come la libertà di stampa sia sotto attacco e di come il diritto all’informazione venga sistematicamente calpestato, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Israele ha rivendicato l’attacco, accusando Al-Sharif di essere il “capo di una cellula di Hamas”, senza però aver fornito prove credibili a supporto di questa gravissima accusa.
una vera e propria infamia: Anas Al-Sharif era uno dei più noti giornalisti di Gaza.
Era la voce delle sofferenze della popolazione palestinese, un testimone dell’escalation di violenze a Gaza. È stato colpito perché cercava di dare voce alla verità.
Non è la prima volta che il governo israeliano giustifica l’uccisione di giornalisti con accuse di complicità con Hamas.

La comunità internazionale, i media e le organizzazioni dei diritti umani sin dall’inizio del massacro nel massacro dei reporter impegnati a raccontare il conflitto chiedono con forza che le autorità israeliane rispettino il diritto alla libertà di informazione.
Focus on Africa si associa alla Federazione Nazionale Stampa Italiana, che ha chiamato a raccolta tutte le organizzazioni internazionali dei giornalisti, alle associazioni in difesa dei diritti umani e alle istituzioni democratiche affinché chiedano a Israele di rendere pubbliche le prove delle accuse infamanti con cui hanno avvalorato questa operazione militare.
È fondamentale anche che la Corte penale internazionale apra un’indagine su questo raid mirato, un vero e proprio crimine di guerra.
Condividiamo pienamente la denuncia di  Al-Jazeera che ha condannato duramente questa azione, definendola “un attacco palese e deliberato alla libertà di stampa”, e rilanciamo la richiesta di Reporter Senza Frontiere di porre un freno alle azioni criminali  di Israele contro i giornalisti, almeno 230 uccisi dal 7 ottobre del 2023.
Ancora una volta, ci troviamo davanti a crimini che violano non solo il diritto internazionale ma anche i principi fondamentali del diritto all’informazione.
La morte di Anas Al-Sharif e degli altri colleghi di al-Jazeera rappresenta un grave oltraggio e una chiamata all’azione urgente da parte della comunità internazionale non è più rinviabile. Anzi è colpevolmente tardiva.
La libertà di stampa non può essere sacrificata sull’altare degli interessi militari o politici; costituisce invece il fondamento di ogni democrazia e di ogni società civile.
Alla comunità internazionale spetta l’urgente compito di agire per proteggere chi sta rischiando ogni giorno la vita per far sì che quanto accaduto a Gaza non venga oscurato o messo in discussione.
Le parole, il coraggio e la voce dei giornalisti devono essere salvaguardati, ora più che mai.

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Gaza

Esperta di questioni internazionali, africanista. È stata insignita per il suo lavoro di giornalista della Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

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