Quando il 25 aprile di ogni anno ci riunivamo a casa dei nostri genitori per festeggiare il loro anniversario di matrimonio sorgevano sempre delle discussioni: da una parte chi era rimasto ancora legato alla cruciale scelta di seguire il Duce nella Repubblica di Salò con moglie, figli e madre invalida sotto i bombardamenti per essere fedele al giuramento dato alla Patria fascista, sopportandone enormi sacrifici e tenendo duro pur sapendo di trovarsi dalla parte considerata sbagliata e prossima a soccombere, dall’altra chi era nato nell’Italia della Costituzione democratica sorta da quella Resistenza che aveva liberato la Patria dalla dittatura fascista e dalla soggezione alla Germania hitleriana, e stava ricostruendo e cercando di sanare i danni materiali e morali che la dittatura e poi la guerra avevano portato.
Due concezioni totalmente diverse della Patria, che si opponevano e si scontravano ogni anno, sia nell’arena politica della Nazione, sia nella sala da pranzo della famiglia, dove il momento della festa avrebbe dovuto essere il matrimonio che ci aveva dato i natali, mentre invece assistevamo allo scontro di due visioni opposte della Patria e del concetto di lealtà.
Per quelli che erano “andati al nord”, come allora si diceva di coloro che avevano raggiunto l’Italia di Mussolini, rimaneva incomprensibile il perché dagli altri non si riconoscesse la loro integrità morale, e l’essere considerati dei patrioti per aver mantenuto fede alla parola data, la fede alla bandiera tricolore, agli accordi presi con l’alleato tedesco, senza arrendersi agli invasori e quindi aver mostrato al mondo intero che l’Italia, la Patria non era una banderuola di cui non ci si poteva fidare, come era accaduto più volte in passato, e pur sapendo di andare incontro a una tremenda sconfitta, forse alla morte, si era continuato contro tutto e contro tutti a mantenersi coerenti con le proprie scelte.
Per quelli che invece criticavano la dittatura introdotta in Italia durante il famigerato “ventennio”, che avevano visto nell’aggressione all’Etiopia, all’Albania, alla Grecia, e nell’entrata in guerra a fianco della Germania degli atti sconsiderati, culminati con la spedizione in Russia e addirittura la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti, il comportamento degli altri appariva una bestemmia, come lo appariva il fatto che gli altri si ritenessero patrioti avendo gettato essi stessi la Patria in una guerra mondiale ingiusta e insensata, una guerra di aggressione, da parte di un paese arretrato e impreparato, mettendo la Patria al rischio di essere bombardata, invasa, stuprata, sfigurata, annientata come poi è successo, dagli eserciti di mezzo mondo. “Bella razza di patrioti siete!” – gli si diceva, “voi che della Patria di cui vi riempite la bocca ogni momento avete fatto terra di conquista! Bel ‘regalo’ che le avete fatto!”
Qualche amico straniero, quando parliamo di politica ha gioco facile nel rinfacciare a noi italiani il nostro doloroso passato. “Stai zitto tu, che sei italiano, pensa al fascismo che avete creato voi”. E’ già, il fascismo è proprio un’invenzione italiana, come la mafia, sebbene solo la denominazione è italiana, mentre l’ideologia e la modalità operativa è ben comune a più nazioni nel mondo. Non è forse una modalità fascista quella utilizzata da Putin per prendere il potere, all’inizio democraticamente per poi trasformare la Federazione Russa in una dittatura con elezioni finte, giornalisti e candidati bastonati o uccisi, mezzi di informazione totalmente asserviti al regime, stato di polizia, guerre d’invasione. Si può chiamare anche con un altro nome, ma nella sostanza è fascismo. E non è forse una modalità fascista quella utilizzata da Trump per incitare a marciare su Capitol Hill a Washington i suoi squadristi, ed ora che è stato eletto democraticamente, invadere tutti i gangli delle istituzioni degli Stati Uniti, togliere i finanziamenti a tutte le istituzioni benefiche e culturali, deportare all’estero migliaia di persone incarcerate in modo brutale, annunciare l’invasione della Groenlandia, del Canale di Panama, del Canada? E’ fascismo con un altro nome. Si obietterà: ma Trump sta facendo da mediatore per la pace. Anche Mussolini fece da mediatore a Monaco per la pace, salvo poi schierarsi con Hitler.
Certo, noi italiani abbiamo questa macchia, questa eredità nera nel nostro passato. Molti paesi nel mondo hanno o hanno avuto episodi di dittatura, come noi. Tuttavia, fortunatamente, noi in Italia abbiamo una festa che altri non hanno: noi abbiamo la festa della fine del fascismo. E’ il 25 aprile, la Festa della Resistenza. Una festa unica! Che rappresenta proprio questo: la fine della dittatura e l’inizio della democrazia.
Questo ci rende orgogliosi. Perché è vero, noi abbiamo avuto il fascismo e Mussolini, ma possiamo provare di essercene liberati con le nostre mani, con le nostre forze, certo aiutati dagli alleati: ma il 25 aprile sono stati gli italiani, i nostri lavoratori a insorgere, i nostri partigiani a combattere e a segnare la fine della dittatura e della guerra civile. Noi possiamo provare con documenti alla mano che Mussolini è stato arrestato dai nostri partigiani, non dagli inglesi, non dagli americani, non dai russi, da noi, perché abbiamo un documento firmato di suo pugno dal dittatore che dice queste testuali parole: «La 52ª Brigata Garibaldina mi ha catturato oggi, venerdì 27 aprile, sulla piazza di Dongo. Il trattamento usatomi durante e dopo la cattura è stato corretto. Mussolini.»
Noi possiamo provare che Mussolini e gli altri alti dirigenti fascisti sono stati arrestati, condannati, certo sommariamente come giustificava lo stato di guerra del momento, e giustiziati dai nostri partigiani.
E’ la Resistenza, che questa festa del 25 aprile celebra, è la Liberazione dal Fascismo fatta dai partigiani italiani, che ha permesso all’Italia di non essere occupata e amministrata dagli alleati vincitori com’è invece accaduto per il Giappone, occupato e amministrato dagli alleati dal 1945 al 1952, come è accaduto per la Germania per ancora più tempo. E’ la Resistenza partigiana che ci ha permesso di dotarci di una Costituzione elaborata e promulgata da noi Italiani nel 1948e non imposta da altri come accadde per il Giappone nel 1947, o approvata dagli alleati come accadde per la Germania Ovest nel 1949. E’ la Resistenza partigiana, infine, che ha permesso e permette anche a coloro che “andarono al nord” e parteggiarono per Mussolini, o che ne sono stati nostalgici e ancora ne mantengono la fiamma nel simbolo, di vivere in un paese democratico in cui hanno quella libertà di parola e quegli altri diritti che il fascismo di Mussolini negava ai suoi oppositori.
Noi abbiamo avuto il privilegio di resistere e di liberarci da soli, e per questo possiamo celebrare questa festa, anche con chi non la approva o la ignora.
Possono altri dire altrettanto? Quando altri che oggi all’estero si trovano sotto regimi fascisti o simili, quando si saranno liberati come ci siamo liberati noi, allora potranno parlare. Ora tacciano! Quando altre formazioni politiche che hanno parteggiato per il fascismo, o che sono eredi di coloro che hanno parteggiato per il fascismo, o per coloro che lo appoggiavano o per coloro che hanno messo l’Italia alla mercè dei nazisti, facendola invadere e umiliare dagli eserciti di mezzo mondo, quando questi amici del fascismo riconosceranno i loro errori e le loro responsabilità, anche se oggi sono immeritatamente al governo, potranno parlare: ora debbono solo tacere. Fino a che non abbiano tolto i simboli fatui che sgorgano dalla sepoltura di Mussolini, tacciano!
Questo è il nostro modo “sobrio” per celebrare il Giorno della Resistenza. Non berremo nemmeno una goccia di alcool, nemmeno una birra o un caffè corretto per celebrarla, resteremo sobri. Ma grideremo sempre, e a squarciagola, oggi come ieri: Viva la Resistenza, viva l’Italia antifascista


