Skip to content
Cultura

UNESCO – Africa, I nuovi patrimoni culturali immateriali africani riconosciuti a Nuova Delhi

A Nuova Delhi l’UNESCO riconosce dodici nuovi patrimoni culturali immateriali dall’Africa, valorizzando pratiche rituali, musicali e sociali che continuano a modellare l’identità delle comunità del continente.

L’eredità culturale immateriale africana torna al centro dell’attenzione internazionale in occasione della ventesima sessione del Comitato intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, tenutasi a Nuova Delhi, in India, alla presenza del Direttore Generale Khaled El-Enany. L’incontro ha riaffermato il valore cruciale del patrimonio vivente come componente della diversità culturale globale, nonché come risorsa attiva nelle comunità che la custodiscono e la trasmettono di generazione in generazione.

In questa cornice, diversi Stati africani (e, in alcuni casi, Stati africani insieme a Paesi mediorientali) hanno visto riconoscere nuove espressioni culturali immateriali, testimonianze di mondi sociali, rituali, visioni cosmologiche e sistemi di conoscenze che continuano a modellare la vita quotidiana e i valori collettivi. Si tratta di pratiche che, pur appartenendo a contesti locali precisi, riflettono processi più ampi: costruzione identitaria, resilienza comunitaria, adattamento ambientale, trasmissione intergenerazionale di tecniche e saperi.

Annunci

Di seguito una panoramica dei nuovi elementi iscritti provenienti dall’Africa:

1. Kenya – Mwazindika, danza spirituale della comunità Daida
Il Mwazindika è un complesso rituale che unisce danza, musica, narrazione e pratiche di guarigione. È attivato in momenti cruciali della vita sociale – passaggi di età, raccolti, incoronazioni, crisi ambientali – e mira a ristabilire equilibrio e protezione spirituale. Il rito inizia con la salita rituale alla collina sacra per annunciare agli antenati l’evento, durante la quale dodici anziani e giovani compiono il Kahua, bevande e offerte vengono preparate, e strumenti sacri costruiti a partire da alberi e erbe rituali.

2. Djibouti, Comore, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Mauritania, Somalia – Zaffa, la processione nuziale tradizionale
La zaffa segna il passaggio alla vita matrimoniale attraverso rituali condivisi, musica, danza e gesti simbolici di protezione e benedizione. La preparazione è elaborata: purificazioni, applicazione dell’henné, scelta degli abiti e degli ornamenti. Durante la cerimonia, atti come bere latte, rompere un uovo o indossare il mantello di un parente sanciscono l’ingresso nella nuova condizione sociale della coppia.

3. Ciad e Camerun – Guruna, ritiro pastorale e scuola di vita dei Massa
Il Guruna è un periodo di ritiro annuale in cui giovani uomini e ragazzi si spostano con le mandrie in un campo lontano dai villaggi. È un contesto formativo che trasmette abilità (lotta, musica, danza, artigianato) e valori comunitari. Le ragazze partecipano nella preparazione dei pasti e delle decorazioni, contribuendo a costruire un ambiente che sostiene coesione sociale e continuità culturale.

4. Egitto – Koshary, piatto popolare e pratiche sociali legate al suo consumo
Il koshary è un alimento quotidiano e trasversale, consumato e reinterpretato in tutto il Paese. A basso costo e molto energetico, si prepara con ingredienti semplici – riso, pasta, lenticchie, cipolle fritte – e condimenti variabili. Consumabile in casa, al ristorante o presso i venditori ambulanti, esprime un’identità gastronomica nazionale inclusiva, condivisa da fasce sociali e generazioni differenti.

5. Etiopia – Gifaataa, il Capodanno del popolo Wolaita
Celebrato tra settembre e ottobre, il Gifaataa rinnova legami sociali e identità collettiva. Pulizia degli spazi domestici, ritorno dei parenti, risoluzione dei conflitti e rituali di benedizione costituiscono il tessuto della festività. Il culmine è la celebrazione comunitaria del goolo-igetta, con cavalli, musica e danze, che sancisce l’ingresso simbolico nel nuovo anno.

6. Gabon, Camerun e Congo – Mvet Oyeng, arte musicale e narrativa degli Ekang
Il Mvet Oyeng è una tradizione epica, musicale e performativa basata sull’uso di uno strumento a corde e su una complessa forma narrativa. La dimensione partecipativa del pubblico – che interviene con battiti, canti e risposte – è parte integrante della performance. Esiste in forma sacra, sottoposta a rigidi criteri di trasmissione, e in forma popolare, più flessibile e diffusa in contesti festivi.

7. Ghana – Highlife, musica e danza
L’Highlife è un genere musicale che, sin dai primi decenni del XX secolo, ha accompagnato trasformazioni sociali, urbane e politiche dell’Africa occidentale. Chitarre, fiati, percussioni e voci in risposta costituiscono la sua struttura sonora, mentre i testi in lingue locali, inglese o pidgin raccontano temi legati alla vita quotidiana, alle norme sociali e alle sfide contemporanee. È tipico di matrimoni, funerali, feste e cerimonie comunitarie.

8. Madagascar – Tsapiky, ritmo e stile musicale del Sud-Ovest
Il Tsapiky combina strumenti elettrici e tradizionali, creando un genere rapido e trascinante che scandisce le principali ricorrenze sociali: matrimoni, funerali, cerimonie rituali. Con il tempo ha incorporato testi che affrontano la vita quotidiana e questioni sociali, mantenendo un radicamento profondo nella cultura locale.

9. Marocco – Caftan, arte e tradizione sartoriale
Il caftan marocchino rappresenta un mosaico di influenze culturali, realizzato con tecniche artigianali che includono ricami, perline e applicazioni. Indossato in occasioni speciali – matrimoni, festività religiose, riti di passaggio – incarna una tradizione in evoluzione, nutrita da creatività locale e memoria storica.

10. Siria, Iraq, Giordania, Libia, Oman, Palestina, Arabia Saudita, Tunisia, Emirati Arabi – Arabic Kohl
Il Kohl arabo è al tempo stesso pratica estetica, artigianato e ritualità quotidiana. Usato da uomini e donne, protegge da sole, sabbia e vento. La preparazione del pigmento varia secondo ambienti e tradizioni e avviene spesso in contesti comunitari femminili, dove si trasmettono conoscenze intergenerazionali.

11. Sudan – Al-Jertiq, rituali di protezione, fertilità e abbondanza
Diffuso tra le popolazioni nubiane del nord Sudan, Al-Jertiq è un insieme di pratiche che accompagnano eventi cruciali: matrimonio, nascita, circoncisione, oppure lutti particolari. Gli oggetti rituali utilizzati hanno funzioni precise legate alla protezione, alla prosperità e alla fertilità, e rappresentano una continuità con antiche cosmologie nilotiche.

12. Togo – I riti di inizio anno del popolo Guin
Distribuiti lungo sette mesi secondo un calendario lunare, i riti del nuovo anno culminano nel Ekpéssosso, il momento della pietra sacra. Altri rituali come il Yêkê-Yêkê (pasto comunitario) o il Kpanchonchon (parata con canti e discorsi) articolano un ciclo complesso di relazioni con antenati e divinità, scandendo l’ordine rituale e sociale della comunità.

Queste iscrizioni testimoniano non solo la ricchezza del patrimonio culturale africano, ma anche la vitalità delle comunità che lo custodiscono. Ogni elemento è un dispositivo simbolico complesso: produce identità, organizza tempo e spazio sociali, trasmette saperi e tecniche, rafforza resilienza e coesione. Inserire tali pratiche nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale significa riconoscere il valore di culture che si reinventano, affrontano trasformazioni storiche e ambientali, e mantengono un ruolo attivo nel mondo contemporaneo.

Annunci
AfricacamerunCiadcomorecomunitàcongoDjiboutiEgittoEtiopiaGabonGhanakenyaLibiamadagascarmaroccomauritaniamusicapatrimonio immaterialeritualisomaliaSudanTogotradizioniTunisiaunesco
Leggi anche
Torna su
No results found...