Dal 2 al 7 dicembre 2024 si svolge ad Asunción, in Paraguay, la diciannovesima sessione del Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Durante l’evento, 13 nuovi beni sono stati iscritti nella lista del patrimonio culturale immateriale, di cui tre provengono dall’Africa, rappresentando un’importante testimonianza della diversità culturale del continente.
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New inscription on the #IntangibleHeritage List: Intore, #Rwanda🇷🇼.
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— UNESCO 🏛️ #Education #Sciences #Culture 🇺🇳 (@UNESCO) December 3, 2024
Intro – Rwanda
L’Intore è una danza tradizionale rwandese, praticata da un gruppo che simula i ranghi di guerrieri in battaglia. I danzatori, disposti in file ordinate, imitano uno scontro contro un nemico invisibile con movimenti che simulano il combattimento. Le loro esibizioni, caratterizzate da salti, lanci di lance e scudi, sono accompagnate dal ritmo dei tamburi tradizionali e dal suono dei corni. Canti e poesie celebrano il trionfo, rafforzando il carattere epico della danza. Questo patrimonio immateriale è un simbolo di potere e coesione sociale, presente nelle celebrazioni della comunità, come i festival del raccolto o l’accoglienza di ospiti illustri.
Rituale e pratiche associate a Wosana – Botswana
Il Wosana è un rito di invocazione della pioggia osservato dalla comunità Bakalanga nelle regioni nord-orientali e centrali del Botswana. È una pratica comunitaria che coinvolge la leadership tradizionale e attribuisce ruoli distinti ai partecipanti. Durante il rito si tengono preghiere, banchetti, canti e danze, con l’intera comunità impegnata nell’evento. Le conoscenze e le abilità legate a questo rituale vengono trasmesse attraverso l’osservazione e l’insegnamento diretto, e i nuovi praticanti sono vincolati al segreto sui suoi aspetti sacri. Il Wosana rafforza i legami sociali e promuove un profondo senso di appartenenza alla comunità.
Arti performative dei Twāyef di Ghbonten – Tunisia
In Tunisia, i Twāyef sono truppe di poeti-cantori affiliati alla tribù Ghbonten. Questi gruppi si esibiscono indossando abiti tradizionali, come le tuniche bianche e le chechias scarlatte, accompagnati dal ritmo della chenna, un tamburo tradizionale. Ogni troupe, guidata da un leader, possiede un repertorio unico di canti che spaziano dal sacro al profano, mescolando umorismo e solennità. Le esibizioni non sono solo un momento di festa, ma anche un mezzo per trasmettere norme sociali e valori comunitari, rafforzando l’identità collettiva. La pratica è intergenerazionale e costituisce un simbolo di unità e continuità culturale.
Questi patrimoni africani evidenziano la ricchezza e la complessità delle tradizioni immateriali che l’UNESCO si impegna a salvaguardare, promuovendo la loro trasmissione alle future generazioni.


