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Primo piano

Unstoppable Africa: a New York l’agenda del business africano guarda oltre i due giorni di evento

"Non più fare affari in Africa, ma con l'Africa": a New York l'ONU rilancia la scommessa sul continente.

New York — È partita domenica la quinta edizione di Unstoppable Africa, l’appuntamento di punta della Global Africa Business Initiative (GABI). Fin dalle prime battute, gli organizzatori hanno voluto chiarire il perimetro dell’iniziativa: non un evento isolato, ma un lavoro che prosegue tutto l’anno attraverso convegni e coalizioni — i cosiddetti GABI Action Pathways — pensati per mettere allo stesso tavolo imprese africane, investitori internazionali e decisori politici, nella costruzione di soluzioni concrete. Ai partecipanti è stato chiesto di non limitarsi ad assistere, ma di prendere parte attivamente alle sessioni di lavoro e di valutare l’adesione al network GABI. A dimostrare la continuità del progetto, nel pomeriggio è atteso il lancio commerciale di un fondo per le energie rinnovabili presentato per la prima volta sul palco di GABI un anno fa: il tipo di “seguito” che l’evento rivendica come propria cifra distintiva. Sul fronte energetico arriva anche il dato più citato della mattinata. Secondo l’annuncio di giugno di Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo, l’iniziativa Mission 300 ha già collegato alla rete elettrica oltre 50 milioni di persone in 40 Paesi africani, un passo intermedio verso l’obiettivo dei 300 milioni entro il 2030. Spazio anche alla geografia simbolica: i discorsi introduttivi hanno salutato con favore l’approvazione, due settimane fa, della proiezione cartografica Equal Earth da parte dell’Assemblea Generale ONU — 164 voti a favore contro uno solo contrario — che restituisce sulle mappe le reali proporzioni del continente africano, a lungo sottodimensionato dalle proiezioni tradizionali.

Guterres: “Non più fare affari in Africa, ma con l’Africa”

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Ad aprire ufficialmente i lavori è stato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ha innanzitutto reso omaggio alla nuova generazione di giovani leader e imprenditori africani. Per Guterres è in atto proprio il cambiamento che auspica da tempo: il passaggio da un modello in cui si fa business in Africa a uno in cui si fa business con l’Africa. “Non è un evento sul potenziale, è un evento sui progressi”, ha detto, indicando investimenti più profondi, nuovi protagonisti e partnership autentiche come i tratti distintivi di questa fase. Ha quantificato l’opportunità di mercato del continente in 3.000 miliardi di dollari, sostenendo che il mondo la sta finalmente riconoscendo come un fattore di svolta per l’economia globale. A sostegno di questa lettura ha elencato una serie di segnali concreti: il Kenya genera oggi oltre il 90% della propria elettricità da fonti rinnovabili; il Marocco sta progettando un cavo sottomarino per esportare energia verde in Europa; aziende tunisine competono a livello globale nell’intelligenza artificiale e nella visione artificiale; il Ruanda è all’avanguardia nella consegna di merci tramite droni su scala nazionale; Nigeria, Sudafrica e Senegal esportano musica e cinema a un pubblico globale; il fintech è diventato il primo settore per attrazione di capitali nel continente. A questo si aggiunge l’Area di Libero Scambio Continentale Africana, che quest’anno dovrebbe raggiungere un valore di 230 miliardi di dollari, e una crescita economica del 4,4% registrata lo scorso anno nonostante le turbolenze globali, “nonostante tutte le guerre e i problemi che affliggono il nostro mondo”, ha detto Guterres. Il quadro non è però privo di ombre. Il Segretario Generale ha segnalato venti contrari in intensificazione: dazi sempre meno prevedibili, una competizione crescente per i minerali critici, e le ripercussioni dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente sulle catene di approvvigionamento di fertilizzanti, cibo e carburante, con costi e tassi d’interesse in salita. Ha però ribaltato la prospettiva, presentando queste stesse difficoltà come un’occasione per abbandonare modelli economici basati sulla sola esportazione e costruire invece valore che resti e cresca all’interno del continente, consolidando la transizione energetica pulita e diversificando le industrie locali con interventi rapidi. Guterres ha poi ribadito un appello che dice di portare avanti “in ogni sede possibile” durante il suo mandato: la riforma di un’architettura finanziaria internazionale che ha definito “costruita dai ricchi per i ricchi”, chiedendo che diventi più rappresentativa dei Paesi in via di sviluppo, e in particolare dell’Africa. Ha invitato le banche multilaterali di sviluppo a diventare “più grandi, più audaci e più efficaci”, mobilitando livelli molto più alti di finanziamenti agevolati e riformando il proprio modello operativo per attrarre capitali privati su scala massiccia verso il continente. Ha aggiunto che le enormi risorse naturali africane, a partire dai minerali critici, devono generare valore a livello locale, non solo altrove. Nella parte conclusiva del suo intervento, Guterres ha ricordato che le donne rappresentano oltre la metà dei proprietari d’impresa nel continente, pur ricevendo solo una frazione minima degli investimenti complessivi, e ha chiesto che le promesse climatiche siano accompagnate da finanziamenti reali, sia per la mitigazione sia — soprattutto — per l’adattamento. Ha chiuso con un messaggio politico netto: non può esserci prosperità senza stabilità, né sviluppo sostenibile senza pace. Ha invitato l’Africa a farsi carico direttamente dei propri conflitti attraverso la mediazione locale, citando gli esempi di Etiopia e Repubblica Democratica del Congo, e a rivendicare un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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Africaonu

Corrispondente speciale da New York – USA

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