WASHINGTON- In una mossa che riaccende il dibattito su uno dei pilastri del diritto costituzionale statunitense, il Presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di richiedere un riesame alla Corte Suprema riguardo alla sentenza che, la scorsa settimana, ha confermato la validità della cittadinanza per diritto di nascita (birthright citizenship). Il Presidente, attraverso il suo canale social Truth Social, ha definito la decisione dei magistrati un «errore giudiziario» e una scelta «assolutamente folle», avvertendo che tale interpretazione danneggerebbe profondamente il Paese se non venisse rivista.
La sentenza della Corte Suprema
Il provvedimento al centro della disputa era un ordine esecutivo firmato dal Presidente Trump che mirava a limitare l’acquisizione automatica della cittadinanza per i figli di immigrati nati sul suolo statunitense. Il testo imponeva che, per ottenere il passaporto USA, almeno uno dei genitori dovesse essere cittadino o residente permanente. Con una pronuncia netta, la Corte Suprema ha bocciato l’ordine esecutivo, ribadendo la centralità del 14° Emendamento. Il presidente della Corte, John Roberts, ha firmato una storica opinione di 26 pagine, sostenendo che la Costituzione garantisce la cittadinanza a quasi chiunque nasca negli Stati Uniti. «La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti», ha scritto Roberts, sottolineando che i redattori del 14° Emendamento intendevano estendere questa promessa a «ogni persona nata libera in questo paese». La maggioranza, composta da Roberts, insieme alla giudice conservatrice Amy Coney Barrett Barrett e dal blocco progressista (giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson), ha così consolidato una giurisprudenza ormai secolare.
Le crepe nel fronte conservatore
Sebbene la sentenza sia stata confermata, non è mancata una significativa divergenza interna ai giudici conservatori. Pur non essendo d’accordo con la lettura del 14° Emendamento fornita dalla maggioranza, Brett Kavanaugh ha votato per bloccare la politica presidenziale basandosi su una legge federale preesistente che ne vietava l’attuazione. Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch hanno espresso fermo disaccordo. Alito, in particolare, ha redatto una dissidenza di 39 pagine, accusando la Corte di aver commesso un «grave errore» nel confermare la cittadinanza per diritto di nascita.
Il fattore tecnico: perché il riesame è una strada in salita
Nonostante l’annuncio del Presidente Trump, la prassi legale suggerisce che le probabilità di successo siano estremamente ridotte. Il sistema legale statunitense permette alle parti soccombenti di chiedere un riesame (petition for rehearing), ma è un evento che la Corte Suprema accoglie con rarità estrema. Secondo quanto evidenziato da Steve Vladeck, professore presso il Georgetown University Law Center, la Corte non ha concesso una nuova udienza per una sentenza di merito discussa in aula dal 1965. Spesso, queste istanze di riesame non mirano a ribaltare l’esito, ma servono a gestire i tempi tecnici del rinvio ai tribunali di grado inferiore. In base alla legge federale, l’amministrazione ha 25 giorni di tempo dalla data della sentenza per presentare formalmente l’istanza. Gli esperti concordano sul fatto che l’iniziativa si scontrerà con il solido precedente costituito dalla decisione della Corte, che ha blindato l’interpretazione del 14° Emendamento contro tentativi di modifica per via esecutiva.


