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Diritti umani

Zambia, passaporti annullati: altro provvedimento contro il dissenso

In Zambia le autorità hanno annullato per «motivi di sicurezza nazionale» i passaporti di sei critici del governo, una decisione che Amnesty International denuncia come una nuova misura repressiva contro il dissenso.

L’11 settembre le autorità zambiane hanno annullato i passaporti di una serie di persone note per aver espresso dissenso nei confronti del governo. Si tratta dell’ennesima misura adottata dopo le elezioni di metà agosto, che – come abbiamo scritto in precedenza su questo portale – hanno visto arresti di oppositori e anche l’uccisione dell’ex ministro Mutotwe Kafwaya.

A vedersi annullato il passaporto per “motivi di sicurezza nazionale” sono stati Emmanuel Mwamba (ex ambasciatore in Etiopia ed ex rappresentante permanente presso l’Unione africana), Sishuwa Sishuwa (storico e già docente di Storia africana all’Università dello Zambia), Bunwell Mpundu ed Emmanuel Jay Banda (ex parlamentari), Kaizer Zulu (già assistente speciale presso la presidenza della repubblica) e Lillian Mutambo (una blogger residente nel regno Unito).

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Amnesty International ha sottolineato che questi provvedimenti amministrativi costituiscono una violazione del diritto alla libertà di movimento, riconosciuto a livello internazionale e che lo Zambia è obbligato a rispettare. La riduzione di fatto in stato di apolidia porta con sé ulteriori violazioni di diritti fondamentali.

Secondo la stessa legge zambiana, un passaporto può essere annullato solo se falso, a causa di condanne particolarmente gravi e in caso di morte.

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