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Migrazioni

Zimbabwe, sospesi a tempo indeterminato i servizi per i visti negli Stati Uniti

La sospensione dei servizi per i visti in Zimbabwe da parte degli Stati Uniti apre un nuovo capitolo nelle relazioni diplomatiche e nei controlli sull’immigrazione africana.

Gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione a tempo indeterminato della maggior parte dei servizi consolari relativi ai visti in Zimbabwe. La decisione è stata resa pubblica dall’Ambasciata statunitense a Harare il 20 agosto 2025, con effetto retroattivo al 7 agosto. Secondo quanto riportato sul sito del Dipartimento di Stato, la misura riguarda sia i visti per immigrati che per non immigrati, lasciando in vigore solo le procedure legate ai visti diplomatici e a quelli ufficiali, che continueranno a essere gestiti normalmente.

La nota dell’ambasciata non entra nel merito delle motivazioni specifiche che hanno portato a questa scelta, ma parla genericamente di “preoccupazioni” relative al governo dello Zimbabwe. Da parte sua, l’esecutivo di Harare non ha rilasciato alcun commento ufficiale sulla vicenda, mantenendo per ora il silenzio.

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Il provvedimento si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’uso improprio dei visti, in particolare in riferimento all’Africa. Secondo un rapporto del Dipartimento della Sicurezza Interna, nel 2023 lo Zimbabwe ha registrato un tasso di “overstay” – cioè di permanenza oltre i limiti consentiti dal visto – pari al 10,57%, una percentuale considerata molto elevata.

La comunicazione della sede diplomatica statunitense ha ribadito che l’amministrazione Trump intende rafforzare i controlli per proteggere la sicurezza nazionale e prevenire ogni forma di abuso legato al sistema dei visti. Nel messaggio si sottolinea anche che i candidati già convocati per un colloquio riceveranno ulteriori istruzioni su come riprogrammare gli appuntamenti, una volta che i servizi saranno riattivati.

La misura nei confronti dello Zimbabwe non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi mesi, l’amministrazione americana ha introdotto una serie di nuove restrizioni che riguardano diversi Paesi africani. Per esempio, in Zambia e in Malawi i richiedenti di alcuni tipi di visto turistico devono versare una cauzione fino a 15.000 dollari, somma destinata a essere restituita solo se i termini del visto vengono rispettati. In Niger è stata adottata una sospensione simile a quella dello Zimbabwe. In Kenya, invece, gli studenti che abbandonano gli studi senza giustificazione o che non frequentano regolarmente rischiano la revoca immediata del loro visto.

Tutte queste misure fanno parte di una più ampia politica volta a responsabilizzare i cittadini stranieri che viaggiano o risiedono negli Stati Uniti, con particolare attenzione al settore degli studenti internazionali. Le ambasciate americane sono state incaricate di sensibilizzare maggiormente i richiedenti, chiarendo i loro doveri e le conseguenze di eventuali violazioni.

La decisione su Harare rappresenta dunque un segnale importante dei rapporti non semplici tra Washington e lo Zimbabwe, Paese che negli ultimi anni ha già affrontato tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti, spesso legate a questioni di governance, diritti civili ed economia. Per ora resta aperta la domanda su quanto durerà la sospensione e su quali effetti avrà sia per i cittadini zimbabwesi che aspirano a viaggiare negli Stati Uniti, sia per le relazioni bilaterali tra i due Paesi.

La sospensione o la limitazione dei visti da parte degli USA è un fenomeno ormai sempre più diffuso in Africa, come abbiamo già documentato nelle settimane scorse:

Ciad, sospesi per 90 giorni i visti USA per motivi di sicurezza

Niger, gli Stati Uniti sospendono il rilascio dei visti a tempo indeterminato

Burundi, sospensione temporanea dei visti USA per violazioni delle norme sull’immigrazione

Nigeria, l’immigrazione avverte i cittadini: usare i visti USA secondo le regole

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